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IL PIANTO DI UNA DEA

Ho scritto questo brano qualche giorno fa.
Lo pubblico, d’altronde come faccio spesso, quasi allo stadio embrionale, per riprenderlo in seguito, limarlo e ampliarlo.

S’eleva d’antico pianto, un triste canto, che da epoche lontane giunge, affidato ancor prima dell’uman esistere, da Gaia, la dea della primavera, alla pallida Selene, acchè nel suo notturno tondeggiar di plenilunio, ne rinnovasse il dolore, e divenisse monito, di qual sia il soffrir c’arreca, chi usa l’amor come celia, recando ai cuori, l’amaro pungere d’ardenti spine.
Soggiogata essa fu in innocenza, dal dio dei boschi, che sol al corpo suo, assoluta perfezione che di guardar e donar ammirazione mai ci si stancava, avea diretto mira, e non al cuor, bersaglio vero del nobil sentimento.
Mai tal parole essa avea udito, ad arte, insieme ricamate, per abbindolar i sensi e offuscar ragione.
Ben sapea il Dio, quali scegliere, per formar dell’inganno fitta trama, nella quale far cadere Gaia, come fragil farfalla nell’infida ragnatela in aria sospesa.
Sincero, lei credea esser il galante nume, e mai il sospetto, come fan le nubi in valle nel loro transitar a cavallo di maestrale, avea gettato ombra, nel cor suo e nella mente.
In abbracci e dolci baci, che da silvane infiorescenze parean aver preso in prestito il lor profumo, si limitavan ad essere i loro incontri origliati dalla luna, fino a quando, nel secondo mese dacchè era giunta primavera, giacquero in un sol corpo, sotto un ciliegio e su di un letto d’erbe già asciutte di rugiade.
Tal, d’estasi fu l’intensità, che insieme lor parve di volare, mentre s’alzava forte vento, creando nell’aria un vorticar di pollini, e di lor gioia, talmente si nutriva anche il creato, che tutte insieme sbocciarono le rose.
Pietoso fu il tempo, che intanto avea sbirciato in ciò che ancor sarà, a rallentare il suo passo, fino a quasi fermar lo scorrere.
Fu preso da compassione per la dea, tal che per lei, volle quel momento, apparisse figlio dell’eternità.
Ma per interminabile che possa sembrare, ogni momento va a divenir ricordo, e quando si sciolsero dall’ultimo abbraccio, una strana luce vide Gaia, negli occhi del suo amore.
Non chiaror d’alba radiosa era il lor rimando, ma graduale assoprire di fredda eclisse, mentre sul viso s’accendeva, il soddisfatto sorriso di chi assapora il trionfo per una meta raggiunta.
“Mi spiace”, furon le ipocrite parole del Dio, che ferirono l’aria, ancor prima dell’intero essere della sua ambita preda, e voltandosi di spalle, si allontanò fino a divenir assenza.
Amare lacrime stillavan dagli occhi di Gaia, che mai tal soffrire avea intaccato l’animo suo, parea che una mano crudele le stringesse il cuore, per farle bere una spremuta satura di dolore.
Ancor per molto scesero quei rivoli di sale, lasciando bianche scie sul suo viso, allorchè il sole di mezzodì, con caldo carezzare, asciugava il suo pianto.
Come fragile barca in balia di procelle, attraversò il meriggio alla mercè di una folla di perché, che la circondarono sfibrandole la mente.
Giunse la luna con il volto cupo di tristezza, a schiarir la sera, già quando era ancor lontana, avea saputo dagli echi che flebili giungevan da un garrire, del vile abbandono e di un sogno da poco infranto.
Le mostrò il volto, Gaia, come a cercar conforto, e con sguardo assente, che nelle braccia della follia parea esser caduta, modulano una voce di nenia,le inviò un canto: “dolce signora, faro dei cieli e regina, arso è l’animo mio pel troppo dolor, che lacrime ormai più non sgorgano dalla fonte del cor, così ora l’aurora io pregherò, acchè al mio viso presti la sua rugiada, in modo da poter io piangere ancor.
Abil camaleonte, l’amor da divenire, quando nel tempo d’un respiro, nel calice stesso, trasforma in amaro fiele, il dolce miele che stai per sorbir, quasi a mostrar ai tuoi occhi una soave vision di rosa, per pungerti poi con le sue stesse spine.
Mai dovrebbe, a fin di notte, albeggiar un tramonto, ma ora, del diman non riesco a concepir la luce, e stanca io son d’attender nel dolor”.
Condusse il vento della notte, alla luna il triste pianto, che all’udir che fece, ancor più impallidì e tal fu mossa da compassione, che indusse Gaia, invisibile ad occhi alcuno, nelle lenitive braccia di un sonno dal lontan risveglio.
Millenni han da allora varcato gli orizzonti dell’esistere, e nessun uomo ha mai saputo di quell’amor infranto, di quella triste storia, mai stata storia, mentre Gaia ancor dorme in un limbo senza tempo.
Ancor oggi la luna , quando tondeggia al massimo del suo splendore, a una nenia di vento, modular fa il triste canto, spera che un dì, più nessuno tali pene debba patire, solo allor risvegliar farà Gaia, acchè conosca l’amor puro che guarirà per sempre l’infinita pena.

Vito

Dal 2000 in base alla legge 248: “….tutti i testi che vengono pubblicati in internet sono automaticamente protetti dal diritto d’autore. L’art. 6 della legge 633/41 stabilisce che ogni opera appartiene , moralmente ed economicamente, a chi l’ha creata .. Pertanto e’ illegale (legge 22 aprile 1941, N° 633- legge 18 agosto 2000, N° 248, copiare, riprodurre (anche in altri formati o supporti diversi), pubblicare parte di essi se non dietro esplicita autorizzazione.. La violazione di tali norme comporta sanzioni anche penali… “ L’autore scrivente: Vito Montalbò intende avvalersi di tale legge per eventuali furti di poesie, o starlci di esse, pubblicate.

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37 Risposte

  1. vito,.davvero sono rimasta incantata……….
    bellissimo!!!!!!!! magico!!!!!!!!!!stupendo!!!
    i miei sinceri complimenti ….sereno pomeriggio in amicizia x te

    29 maggio 2013 alle 16:17

    • Grazie Maria, sono òlusingato dalle tue parole.
      Buona giornata.

      10 giugno 2013 alle 15:50

      • ciao caro vito!
        Buona giornata!!!
        Martine

        11 giugno 2013 alle 04:13

  2. Bellissimo e intenso nel descrivere un cuore infranto amche se è quello di una dea. Complimenti vivissimi, ti auguro una buona serata

    29 maggio 2013 alle 16:32

    • Grazie Silvia, sei sempre gentile.
      Buon pomeriggio.

      10 giugno 2013 alle 15:51

  3. Rebecca

    Lo devo rileggerlo quando sono più serena… poi lo lascio un mio commento… per ora abbi una serena serata caro Vito…tvb Pif

    29 maggio 2013 alle 16:32

    • Ciao Rebecca, un caro saluto.
      Con amicizia, Vito

      10 giugno 2013 alle 15:51

  4. buona serata, sempre bravo

    29 maggio 2013 alle 16:46

    • Ti ringrazio, Rosa, di vero cuore.
      Buon pomeriggio

      10 giugno 2013 alle 15:52

  5. in fondo al cuore

    E’ bellissimo Vito, sei davvero molto bravo, è sempre un’emozione leggerti, buona serata un abbraccio!

    29 maggio 2013 alle 18:41

    • Ti ringrazio Silvia, sono davvero lieto che ti sia piaciuto.
      Buon pomeriggio.

      10 giugno 2013 alle 15:52

  6. Nel rispetto e nella pietà per le pene d’amore, si legge infinita dolcezza. Buona serata Vito ed un sorriso.
    Lorena

    29 maggio 2013 alle 20:42

    • Grazie Lorena, gentilissima
      Buon pomeriggio

      10 giugno 2013 alle 15:53

  7. Una storia romantica molto bella. Il pianto della dea che commuove la luna.
    Buona notte Vito

    29 maggio 2013 alle 21:23

    • Grazie Lucetta, hai sempre belle parole nei miei confronti.
      Buon pomeriggio.

      10 giugno 2013 alle 15:53

  8. Bellissimo Vito..evochi magia davvero..buon proseguimento^^:*

    29 maggio 2013 alle 23:21

    • Grazie di vero cuore.
      Buon pomeriggio

      10 giugno 2013 alle 15:54

  9. Rosella

    Che cuore sensibile, dolce e romantico devi avere per riuscire a scrivere mettendoci tanto sentimento. Fai vivere grandi e belle emozioni.
    Hai la capacità di raccontare catturando magicamente l’attenzione di chi ti legge, al punto che vorresti il racconto continuasse………Complimenti!!
    Buona serata!
    Un caro saluto.

    30 maggio 2013 alle 18:55

    • Grazie Rosella, queste tue parole sono per me fonte di emozione,
      Buon pomeriggio.

      10 giugno 2013 alle 15:54

  10. Una pena d’amore palpabile che lascia nella luna una traccia eternamente viva. Complimenti Vito, è veramente sublime!

    2 giugno 2013 alle 13:56

    • Grazie Dony, sei sempre prodiga di belle parole nei confronti di ciò che scrivo.
      Buon pomeriggio.

      10 giugno 2013 alle 15:55

  11. Ma leggendo parole come “S’eleva d’antico pianto, un triste canto, che da epoche lontane giunge,
    affidato ancor prima del’umano esistere, da Gaia, la dea della primavera, alla pallida Selene, acchè nel suo notturno tondeggiar di plenilunio, ne rinnovasse il dolor, e divenisse monito, di qual sia il soffrir c’arreca, chi usa l’amor come celia, recando ai cuori, l’amaro pungere d’ardenti spine.
    Soggiogata essa fu in innocenza, dal dio dei boschi, che sol al corpo suo..”, cosa posso pensare? Una sola cosa: bellissimo, Vito..bellissimo.

    Ti ho risposto:

    Vero, Ivan Graziani e’ stato un grande, e non solo in “Agnese”. Io (forse perche’ ho sempre cantato-e suonato- canzoni “anglofone”), apprezzo tantissimo la versione di Phil Collin. Sai che…”condizionato” dal fatto che molte canzoni italiane sono “covers” di canzoni americane, pensavo-ad esser sincero- che la canzone originale fosse di Collins? Mentre poteva essere il contrario, lo so 🙂

    Invece, sulla base delle mie ricerche, risulta che la musica non e’ ne’ di Ivan, ne’ di Pil Collins, ma e’ tratta da un brano di musica ciassica (vedi il post sopra) composto da tale Muzio Clementi, musicista romano del ‘700-‘800.

    Una cosa e’ comunque inequivocabile: il testo, in “Agnese”, che e’ di Ivan graziani.
    Altra cosa. in musica, fare delle “covers” (a meno che lo si DICA) non e’ una cosa disonorevole. Un esempio fra tutti: Ray Charles, le sue canzoni sono quasi tutte delle covers. Lo e’ persino il suo “cavallo di battaglia, “Georgia on my mind”-sebbene sia un testo “autobiografico” essendo lui originario della Georgia. Ray Charles lo ammise, umilmente, dicendo: “non sono in grado di dirvi perche’ alla gente piaccia la mia versione…”. Oltre a quella dell’autore, di musica o parole, esiste in spettacolo un’altra “qualifica”, che e’ molto importante: quella di …interprete, e se uno canta BENISSIMO anche canzoni di altri…e’ un grande interprete (“la canzone non e’ sua, ma guarda come la canta….”). Ciao Vito, e grazie.

    Marghian

    3 giugno 2013 alle 18:50

    • Ciao Vito, la bravura di un artista sta anche nel saper “prendere spunto”, e lui -Graziani- si e’ ispirato alla melodia de “a groovy kind of love”, che in America fu incisa nel ’65, traendo la musica da questa “sonatina in Sol maggiore” di questo musicista, Muzio Clementi.
      Non e’ la prima volta che frammenti di musica classica si trovano nelle canzoni, e forse avviene anche involontariamente o..casualmente.

      Ti cito questa notizia, vecchia di almeno 15 anni: “trovato uno spartito inedito di Mozart che, suonato, somiglia in maniera ^impressionante a..”Yesterday” dei Beatles..” (da un GR- RAI)

      Altro caso interessante. Ascolta “Plesir d’amour” (basta andare su You Tube) e poi “I want to live” Aphrodite’s Child”, e noterai la somiglianza..credo che “Plesir d’Amour” sia un brano classico, o comunque piu’ piu’ vecchio de “I want to live”. Ciao Vito.

      Marghian

      3 giugno 2013 alle 19:57

    • Grazie Marghian, sei gentilissimo, sono contento ti sia piaciuto.
      Buon pomeriggio

      10 giugno 2013 alle 15:56

  12. E’ comfermato, Plaisir d’amour (e non plesir, come ho scritto prima), e’ un brano classico, una romanza di fine ‘700.

    Ascoltala (anche cantata, su you tube) . L’altra canzone, quella in inglese, I want to leave, ha delle somiglianze con questa musica.

    Ciao Vito.

    Marghian

    3 giugno 2013 alle 20:12

  13. Ogni tua parola ha saputo far vibrare il mio cuore…meravigliosa! Non so cos’ altro aggiungere…
    Un affettuoso abbraccio, Sabry

    4 giugno 2013 alle 18:36

    • Grazie Sabry, come sempre hai parole gentili…
      Buon pmeriggio, un abbraccio.

      10 giugno 2013 alle 15:57

  14. Mi chiedo dove trovi quella dolcezza d’animo che fa delle tue poesie vere opere! Sei fantastico Vito, riesci davvero ad entrare nel cuore di chi ti legge, e di chi come me ha la fortuna di averti come amico da tanto tempo 🙂 ❤

    6 giugno 2013 alle 05:39

    • Grazie Angela, un grazie di vero cuore, per le tue parole, per la tua amicizia, e per le lezioni di photoshop che qualche anno fa mi hai
      dato e che mi permettono di elaborare le mie grafiche.
      Un abbraccio.

      10 giugno 2013 alle 16:01

  15. Vero, “nati” al contrario. Significa “fiero” in una lingua dei Nativi (a proposito di nati) americani- no, non sono un conoscitore delle lingue degli Indiani d’America, me lo ha scritto Rebecca, ed e’ per questo che lei e’ la..madrina di Itan. Ciao Vito, e grazie della tua amicizia 🙂

    Marghian

    7 giugno 2013 alle 20:15

  16. Un componimento che sa d’altri tempi, quando ancor si cantava della natura e dei suoi elementi, in questa caso la luna, e ci si emozionava non desiderando altro…
    Incantata…
    Ros

    9 giugno 2013 alle 14:47

    • Grazie Ros, grazie per le tue gentili parole, che mi lusingano davvero.
      Buon pomeriggio.

      10 giugno 2013 alle 16:02

  17. Oh mamma!!! Quanto mi ero persa … alla fine mi sa che sono stata più assente io – ho letto tutto con la gioia del cuore – sei bravissimo e i tuo blog ha una luce particolare – una casa dove entro con tanta curiosità, rispetto e affetto. Sei bravissimo – ammirata anche per certi passaggi che mi sono particolarmente piaciuti e su cui ci sarebbe tanto da riflettere – un forte abbraccio per te e che la settimana ti sia splendida!

    9 giugno 2013 alle 17:01

    • Grazie, grazie di vero cuore, sei sempre gentilissima, le tue parole sono per me fonte d’orgoglio.
      Buona giornata

      10 giugno 2013 alle 16:03

  18. Ciao, Vito. Si’, mi e’ piaciuto tantissimo, lo ribadisco. “Ben sapea il Dio, quali scegliere, per formar dell’inganno fitta trama…” e’ dantesco, e’ dantesco! (non intendo dire che hai “copiato”, no…intendo dire che mi piace anche lo stile poetico che hai).

    Nello stile di Dante mi vennero in mente questi versi, che buttai giu’ cosi’, su un foglio di carta. C’era ancora il governo Berlusconi, e si parlava di elevare l’eta’ pensionabile. Pensando a questo, in ufficio scrissi, “tipo Dante”:

    “Niuna di me provo’ pietate
    Di quell’uom d’ Arcòr” ( di Arcore) lo vil governo
    Nell’innalzàr di mia pensiòn l’etate
    In guisa di un castigo eterno”.

    Qualche giorno prima pensai ai miei fine settimana, libero dal lavoro sabato e domenica, e scrissi…

    “I miei fin di settimana”.

    “Nella pace io m’immergo in queste ore
    Insiti frammenti dentro ai miei due giorni di riposo
    Pria ch’ancor s’affondi la mia anima
    Nel luogo tenebroso” (il luogo di lavoro 🙂 ).

    Cosi’ ti fai due risate, Vito!
    Ciao e..buon “fin di settimana”.

    Marghian

    14 giugno 2013 alle 19:21

    • Grazie Marghian, complimenti per i bei versi in stile Dantesco… sono davvero efficaci, ironici anche se, dettati dalla rabbia di chi si vede cambiare le regole del gioco, mentre è in corso la partita, un brutto vizio questo, dei vari governi italiani che si sono succeduti… mai che queste regole se le cambiano a loro sfavore…
      In questi giorni sto avendo problemi con la linea adsl, va e viene, questa settimana sono stato due giorni senza…
      Buon fine settimana, con amicizia, Vito

      15 giugno 2013 alle 14:38

  19. Ciao Vito. Si’, dettati dalla rabbia di chi si vede cambiare le regole del gioco (regole cambiate sempre a nostro discapito, non a loro discapito, per questo “il banco”-che sono loro-” vince sempre). Sono versi dettati anche dall’ironia, il senso della quale ironia “addolcisse la pillola” ed aiuta sempre. Ma la rabbia c’e, e se qualcuno mi dice “pensa a chi non ha uno stipendio…” primo capo, io ci penso, ho anche degli amici disoccupati e soffro anche per loro; seconda cosa, e’ proprio un iniquo provvedimento come il brusco innalzamento della eta’ pensionabile a causare disoccupazione, “esodati” e quant’altro. Prendi ad esempio dove lavoro io: “no, non possiamo assumerla perche’ ci sono due 60 enni che non possono lasciare il lavoro..” ed il giovane-od il padre di famiglia- arrivano perfino al suicidio. Ministri, “tecnici”, i padroni del gioco hanno solo un metro di misura: i numeri, e come giutificazione hanno l’ipocrisia: “sono amareggiato, profondamente amereggiato- ma io non gli credo- circa i risvolti ..umani dei nostri provvedimenti che si sono resi necessari…” (Monti, sui casi di suicidio di imprenditori ed operai).

    Meglio pensare alla musica:

    Vero,vito, “vecchia romagna etichetta nera”. Mi sto mettendo a ridere perche’ mi sto ricordando una ragazza che, a Cagliari, mi chiese di suonare, con la chitarra, “Rhimes and reasons” di John Denver. Ci arrivai perche’ lei la canticchio’, ma prima lei mi disse: “ci suoni quella..dei materassi permaflex?” Ed io “ma….” poi lei la canticchio’ ed io…”ah, adesso ti ho capito!” E cantammo la canzone di Denver. eravamo in gruppo, su una scalinata.

    Vero, le musiche sono dei veri e proprio “punti di memoria”. Anche io ricordo, con “romance”, i miei 19 anni e, come canta Guccini “il tempo andato non ritornera’”.

    Ma rimane la musica, che ti fa in certo modo rivivere quel tempo “andato”.

    Ciao Vito, e grazie.

    Marghian

    15 giugno 2013 alle 19:40

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