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TANKA

Il tanka è un componimento poetico d’origine giapponese, letteralmente significa poesia breve. E’ composto da cinque versi, che devono essere categoricamente formato rispettivamente da 5 – 7 . 5 – 7 – 7 sillabe, praticamente un haiku più due versi da sette sillabe. Mi piace questa forma di poesia che viene da lontano, più dello haiku, perchè rispetto ad esso, se da un lato aumenta un pochino la difficoltà, dall’altro consente una divagazione più ampia del tema. Ne ho scritti parecchi, ma qui vorrei riportarne solo quattro, dedicati ognuno ad una stagione.

                    PRIMAVERA                                                   ESTATE

                    Giungono stormi                                           bionde vedette

                    salutando risvegli                                          chine in riverenza

                    irti tra zolle.                                                    a dolce vento,

                    Biancheggia il mandorlo                             mentre il mezzogiorno

                    adorno di tramonto.                                     scaltro ruba le ombre.

                      AUTUNNO                                                    INVERNO

                      Triste addio                                                  Freddo candore

                      attendono pendule                                    assopisce clamori,

                      su spogli rami.                                             breve è il dì.

                      Nel cielo il tramonto,                                 In un manto di zolle,

                      colora poesie.                                               attende il nascere.

                                                                          Vito

Dal 2000 in base alla legge 248: “….tutti i testi che vengono pubblicati in internet sono automaticamente protetti dal diritto d’autore. L’art. 6 della legge 633/41 stabilisce che ogni opera appartiene , moralmente ed economicamente, a chi l’ha creata .. Pertanto e’ illegale (legge 22 aprile 1941, N° 633- legge 18 agosto 2000, N° 248, copiare, riprodurre (anche in altri formati o supporti diversi), pubblicare parte di essi se non dietro esplicita autorizzazione.. La violazione di tali norme comporta sanzioni anche penali… “ L’autore scrivente: Vito Montalbò intende avvalersi di tale legge per eventuali furti di poesie, o starlci di esse, pubblicate.

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INSEGUENDO UNA PRIMAVERA

Un personalissimo omaggio alla primavera e ai meravigliosi viaggiatori dei cieli che compiono un viaggio lunghissimo per ritrovarla.

 

Dalle porte d’una sorgenza in lieve chiarore,

giungon neri battiti di stanchi voli su antiche rotte.

Ad uno sfumar di tarda estate su tela d’autunno,

han lasciato commosse il lor triste saluto,

garrendo in un cielo, ch’infocava un calar di ponente,

mentre in balia di nenie di ventoso canto,

pendule foglie, colorate di cheti tramonti,

vivevan la mesta attesa, di volteggiar un addio.

Gli stormi, in lungo migrar, inseguendo una primavera,

bersaglio sognante eran, del sollevar di sguardi,

di due amanti smarriti nella lor commozione,

che distesi sotto l’ombreggiar di frusciante chioma,

affidavan il presente, acchè fosse, perenne replicare.

Continuo è l’attraversar le bianche viandanti dei cieli,

puntando il nascere di soli e un pulsar d’astro lontano,

un render certa la via, lì dove di strade v’è assenza,

mentre d’aria, è l’ascender di caldi guanciali,

che dolce rendono il planare e un ristorar d’ali.

Dopo un lungo solcar l’apparenza d’identici cieli,

improvviso giunge, il fiutar tepori d’un rinascere,

portando certezza che al varcar d’ultimo orizzonte,

gioiosi garriti, vestiran a festa, l’aria e l’udire,

volteggiando un saluto, al nuovo gemmar di ciliegio,

che di tenue rosa, donerà i suoi petali a brezze leggere.

Vito

Dal 2000 in base alla legge 248: “….tutti i testi che vengono pubblicati in internet sono automaticamente protetti dal diritto d’autore. L’art. 6 della legge 633/41 stabilisce che ogni opera appartiene , moralmente ed economicamente, a chi l’ha creata .. Pertanto e’ illegale (legge 22 aprile 1941, N° 633- legge 18 agosto 2000, N° 248, copiare, riprodurre (anche in altri formati o supporti diversi), pubblicare parte di essi se non dietro esplicita autorizzazione.. La violazione di tali norme comporta sanzioni anche penali… “ L’autore scrivente: Vito Montalbò intende avvalersi di tale legge per eventuali furti di poesie, o starlci di esse, pubblicate.

GRAZIE O DONNA

In occasione della festa delle donne, alle quali vanno i miei più sinceri auguri, pubblico questo mio ultimo lavoro che vuol essere un grazie, a tutte, per quello che sono, per quello che fanno…. naturalmente un grazie infinito alla donna che è al mio fianco lungo il percorso della vita e che molte volte ha teso la sua mano per farmi risollevare da qualsiasi inciampo.

Gentil pensiero distilla in mente, la dolce vision del viso tuo,

sede d’uno sguardo, che il lucear d’antiche aurore par riflettere,

e d’un sorriso, trono ove il sol asside, al volger del mezzodì.

Faro cui la speranza presta il suo luminar sei, o donna,

posto già nell’eden a direzionar dell’uomo, l’incerto cammino,

come preziosa nota che armonizzar sa, un melodico canto,

fermento sai divenire, che lievita di chi ami, l’intero esistere.

Sacra ampolla è il ventre tuo, ove scaldato dal tepore dell’amore,

si veste di carne il mistero della vita, che sorgendo con un pianto,

dalla sua prima alba, ti donerà l’essenza di supreme emozioni,

mentre a suo nutrimento, preziosa linfa sgorgherà dal tuo seno.

Della profonda commozione, sai far spuntare il tenero germoglio,

quando doni la mano, per avviar i passi d’un lento cammino,

verso la periferia d’un tramonto, lì ove il cielo s’ubriaca di colori,

ad attender abbracciati il levar lontano della bianca signora,

che nello spegnersi del dì, profetizza il giunger della sera.

Mai il sorriso è rimasto celato nei nascondigli delle tue labbra,

perfin quando le notti son scivolate silenti tra le grida dei pensieri,

filo d’erba ancorata al terreno, sei, lì dove un vorticar d’uragano,

ha divelto la certezza del resistere, d’alberi che credeansi possenti.

D’amore, un irradiar di luce che non genera ombre, sai divenire,

che come il sorger del dì di marzo, a diradar fredde foschie,

dissolver sa nell’animo triste, velate malinconie che san offuscare.

Pervaso son di certezza, che se il dir a te grazie, potesse vestir colori,

un’iride d’incanto, sarebbe il mio, che saluta l’ultimo gocciare.

Vito

Dal 2000 in base alla legge 248: “….tutti i testi che vengono pubblicati in internet sono automaticamente protetti dal diritto d’autore. L’art. 6 della legge 633/41 stabilisce che ogni opera appartiene , moralmente ed economicamente, a chi l’ha creata .. Pertanto e’ illegale (legge 22 aprile 1941, N° 633- legge 18 agosto 2000, N° 248, copiare, riprodurre (anche in altri formati o supporti diversi), pubblicare parte di essi se non dietro esplicita autorizzazione.. La violazione di tali norme comporta sanzioni anche penali… “ L’autore scrivente: Vito Montalbò intende avvalersi di tale legge per eventuali furti di poesie, o starlci di esse, pubblicate.

ROMANTICO AMORE

Domani è San Valentino, volevo scrivere qualcosa, ma rivedendo alcune mie poesie, ne ho trovata una risalente ad un decina di mesi or sono che non ho mai pubblicato. La ritengo adatta per l’occasione e la pubblico così com’è, “grezza”, nel senso che è il risultato di una prima stesura, senza rifinitura alcuna, cosa che faccio di solito. Nell’occasione auguro un buon San Valentino a tutti. A chi ama, auguro che il futuro sia un ripetersi del presente;
a chi quell’amore lo attende auguro che presto incroci il suo cammino;
a chi per esso sta soffrendo, auspico che un nuovo amore diventi la giusta medicina che curi quel dolore, il quale, non appartenendo al fisico ma all’animo, a volte fa ancora più male.

Sin da quando il tutto era sol idea,

 imperitura, arde nei sacri bracieri,

 la nobil fiamma c’accende il sentimento,

 e un sospiro fa divenir melodico canto,

 sonora cornice d’un sogno d’amore.

 Romantica essenza è il suo favillare,

 che poesia spande a divenir respiro

 e agli occhi dell’animo, l’amor sa vestire,

 con la preziosa veste del dì di festa.

 Giunge ancor l’echeggiare di miti lontani,

 romantici afflati d’un palpitar di cuori,

 che la distanza del tempo, scemar non osa,

 vessilli in balia d’uno sventolar ventoso,

 sulle merlate torri del maniero dell’amore,

 meta d’orizzonte d’un auspicar futuro,

 di chi al momento, volge supplica d’eterno.

 Romantico è il notturno pulsar d’antichi albori,

 c’annuncian un presente, che già è antica memoria,

 romantica è la muta poesia d’accesi papaveri,

 che al sol udire, d’amor fremono verdi rinascite,

 già affacciate ad origliare, sull’uscio d’una primavera.

 Romantici, son gli echi di risacche lontane,

 onde che nascono ov’è la culla del dì,

 per avviarsi in unico viaggio, verso l’amata sponda

 e spegnersi felici, nell’istante d’un abbraccio.

 Romantico è il tuo sorriso quando accende il mattino

 e riverbera amore che commuover sa ancora,

 mentre apri le braccia, divenendo rada di certo approdo,

 per il veliero del mio cuore, sulla rotta dell’amore.

Vito

Dal 2000 in base alla legge 248: “….tutti i testi che vengono pubblicati in internet sono automaticamente protetti dal diritto d’autore. L’art. 6 della legge 633/41 stabilisce che ogni opera appartiene , moralmente ed economicamente, a chi l’ha creata .. Pertanto e’ illegale (legge 22 aprile 1941, N° 633- legge 18 agosto 2000, N° 248, copiare, riprodurre (anche in altri formati o supporti diversi), pubblicare parte di essi se non dietro esplicita autorizzazione.. La violazione di tali norme comporta sanzioni anche penali… “ L’autore scrivente: Vito Montalbò intende avvalersi di tale legge per eventuali furti di poesie, o starlci di esse, pubblicate.

PRESEPE VIVENTE DI POLIGNANO A MARE (zona Madonna di grottole)

Il 6 gennaio è stata l’ultima data utile per poter visitare il presepe vivente di Polignano a mare, ambientato in una zona (Madonna di Grottole), che è un vero e proprio sito archeologico, composto da circa 60 grotte naturali risalenti al paleolitico.

Grazie anche alla bellezza del luogo, l’atmosfera che si respirava era davvero incantevole, sembrava essere proiettati in un’altra epoca.

In particolare la grotta dove è stata ambientata la natività, per la sua bellezza, è stata anche immortalata dal national geographic.

Viene chiamata la grotta dell’ulivo, perchè sulla sua sommità, costituita di pura roccia, quasi miracolosamente s’erge un albero secolare di ulivo, il quale per nutrirsi, ha proteso un grossa radice fin giù al terreno.

Quest’anno si è voluto porre l’attenzione sull’integrazione dei popoli e per rappresentare la sacra famiglia, la scelta è caduta su di una famiglia di origine eritrea, giunta qualche anno fa a Lampedusa, con i famosi (anche tristemente) barconi della speranza, e da 5 anni, residente qui a Polignano a mare.

Nelle quattro date della rappresentazione, abbiamo avuto complessivamente, circa quattordicimila visitatori, con grande soddisfazione di tutti coloro, compreso me, che hanno contribuito, in qualsiasi maniera, alla realizzazione e alla riuscita dell’evento.

Quello che segue, è un video realizzato da webtvpuglia e relativo all’evento, dura undici minuti, ma credo valga la pena vederlo.

 

Questa è la grotta dell’ulivo di cui parlavo prima, notate la radice che si prolunga fino al terreno.

UN FANCIULLO NELLA NOTTE

Un caro saluto  tutti… mi spiace per l’assenza di questi ultimi giorni, ma sono impegnato quasi tutto il giorno nell’organizzazione del presepe vivente, qui, a Polignano a mare, che si terrà in una serie di grotte naturali, in un ambiente di grandissima suggestione. Essendo un pochino in ritardo, l’impegno richiesto è grande. Ci risentiremo più regolarmente dopo il 26 dicembre, giorno dell’inaugurazione. Vi lascio questa mia poesia dedicata al Natale e faccio a voi e a tutti i vostri cari i miei più sinceri auguri, che questa Natale rappresenti per davvero, uno spartiacque verso un futuro in cui l’ottimismo sia spia di una situazione di vera serenità, in tutti i campi. Con sincera amicizia, Vito

 

Lento da est s’imbruna il giorno, che già la sera ne fievola la luce,

mentre, mestamente assiso in semicerchio, sul trono di ponente,

rosseggiando d’invidia, declina il titano, che consegna la sua assenza,

al mistero d’una notte, in cui l’immane potenza diverrà semplicità.

Di nuovo splendore par luminare, il fremente sorgere d’albe lontane,

ad accoglier lo spuntar dalle porte d’oriente, d’un solcar di stella,

celeste guida per il lungo cammino dell’umana sapienza,

che recando doni, il cui vestir simbolo, va oltre il materiale,

ambisce un inchinarsi, dinanzi al supremo verbo vestito di carne.

Tutto par arcano, perfin il frizzar dell’aria c’alimenta respiri,

e il vento, che trasporta sussurri e il belar da pascoli lontani,

modula echi d’antico profetizzare, che a breve incontreran il reale,

tal che la morte, sta facendo del timore, sgradita conoscenza.

Dai margini di mille sogni, giunge da buia grotta, fioco luceare,

che un coccolar d’aurora pare, fra le braccia della notte,

luminosa sorgenza d’amore, c’accenderà visi di stupore adorni,

genuflessi dinanzi al divin bocciolo, fiorito nell’umano giardino

e a domande dalle risposte, che ardua sfida, son per il capire.

Un generoso alitare di pia mansuetudine, del gelo lima l’artiglio,

accarezzando di tepore, la morbidezza di riccioli di fieno intrisi,

e due manine sollevate, che il mondo paion, già voler abbracciare.

Persa par Maria, tra le ataviche emozioni del divenir madre,

mentre la suprema poesia, divenendo impalpabile filtro d’amore,

sfumando la nitidezza dei suoi contorni, ancor più dolcezza le dona,

che al sol guardare, un raggiar di pace, ferisce l’adombrar di cuori.

Chino è il capo del buon Giuseppe, fatica ancor, il suo comprendere,

del nascere d’un figlio che era già tale, re di potenza in umil dimora,

lieve brezza di ponente, che ammansir sa, furor di tempeste.

Lenta, come lo sfumar di giorni che porta all’alternanza delle stagioni,

scorre questa notte, tra soffici note d’angelico melodiare,

e varcando i punti, ove ogni fine confluisce in nuovo inizio

si avvierà verso future rimembranze, ove, a sparger seme di bontà,

rifiorirà il sorriso di un bimbo, che ha acceso i viali dell’eternità.

 

Vito

 

Dal 2000 in base alla legge 248: “….tutti i testi che vengono pubblicati in internet sono automaticamente protetti dal diritto d’autore. L’art. 6 della legge 633/41 stabilisce che ogni opera appartiene , moralmente ed economicamente, a chi l’ha creata .. Pertanto e’ illegale (legge 22 aprile 1941, N° 633- legge 18 agosto 2000, N° 248, copiare, riprodurre (anche in altri formati o supporti diversi), pubblicare parte di essi se non dietro esplicita autorizzazione.. La violazione di tali norme comporta sanzioni anche penali… “ L’autore scrivente: Vito Montalbò intende avvalersi di tale legge per eventuali furti di poesie, o starlci di esse, pubblicate.

ACQUARELLI D’EMOZIONI

Ho il grande piacere di annunciare la pubblicazione del mio libro: ACQUARELLI D’EMOZIONI.

Come dico nella prefazione del testo, dedico questo libro anche a voi amiche ed amici di blog, che in più riprese mi avete esortato a realizzare e per questo vi ringrazio.

Un grazie anche all’editore Rinangelo Paglieri che ha creduto nel testo e lo ha pubblicato nella collana: “L’alba” completamente a sue spese, senza la richiesta di alcun contributo da parte mia e senza all’acquisto di un minimo numero di copie.

Per chi fosse interessato, riporto una nota dell’editore in merito alla reperibilità del testo:

“….Riporto quanto appare nella home page del sito di http://www.ennepilibri.it circa gli odini di libri: SI INVITANO GLI UTENTI PRIVATI AD ORDINARE I LIBRI INVIANDO UNA E-MAIL a ennepilibri@tin.it CON INDIRIZZOE CODICE FISCALE, OPPURE TRAMITE FAX 0183 661126 O TRAMITE IL CARRELLO DEL SITO. Come sempre la spedizione avverrà in contrassegno postale senza addebito di spese.

Le LIBRERIE POTRANNO ORDINARE I LIBRI, CHE SARANNO SPEDITI IN CONTRASSEGNO, tramite e-mail ennepilibri@tin.it o fax 0183 661126. Verrà praticato lo sconto d’uso. Per ordini di una sola copia sarà addebitato un piccolo contributo alle spese postali di euro 2,50; per ordine di due o più copie (anche di titoli diversi) le spese postali resteranno a carico di Ennepilibri.

Aggiungo che il libro si può ordinare anche tramite le librerie virtuali come in particolare Internet Book Shop…..”

Vi ringrazio per la cortese attenzione, e per la pubblicita che vorrete farmi, sarò assente ancora qualche giorno, sono impegnato per la divulgazione del libro.

Vi giunga un grosso abbraccio, con amicizia, Vito

LETTERA DI UN NONNO

In passato mi è capitato di immedesimarmi in una figura per cercare di esprimerne le sensazioni. Dopo: lettera di una mamma, Dormi figlio mio, Subola malinconia, ho voluto vestire gli “abiti” di un nonno che scrive una lettera ai propri nipoti…. Colgo l’occasione per annunciarvi che sarò assente dal blg per qualche giorno, in quanto sarò impegnato in un cosa che costituisce per me motivo di soddisfazione personale. Poi vi farò sapere.

Giunto son, sul percorso di vita, a lambir tappa ove il guardare, divien intriso di saggezza, e sull’altare del quotidiano, i ricordi son calici nei quali, spesso si indugia a bere ad ampi sorsi. Più a un calar di tramonto, che non ad una sorgenza d’aurora, appare il domani, ma quel che conta, è che ogni singolo giorno che si veste di presente, sia illuminato da sprazzi di sorrisi che fan assurgere il momento, a paladino dell’eternità. Il tuo sorriso, luce quasi discreta, non un abbagliare, ma romantica essenza dell’amor stesso, che ogni tormento sa placare e dona luce di poesia, a un viso che sa accettare la firma dell’età, la sua tenera cornice, che ondula pennellate d’argento. Il sorriso dei piccoli nipotini, angeli che al custode del cielo han lasciato le ali, prima di scendere fra noi e divenir faro ove indirizzar la rotta del nostro esistere, stella polare che cattura il guardar del viandante, seduto fra le braccia di una calda notte estiva, a ristorar membra sotto un generoso noce che sussurra frescure. Paion impigliar nei loro riccioli, le festose urla che invadono il mattino, rendendo la stanza, sede d’amor supremo, e quando, in breve corsa, accompagnano il loro sorriso a perdersi nell’immensità del nostro abbraccio, siamo invasi da una moltitudine di emozioni che si fondono in una sola, quello dell’affetto senza confini.Tale è la sua intensità, da subire la certezza dell’impossibilità di poter trovar parole che la rivestano di concreto apparire. Son momenti che si vorrebbe, avessero l’abilità di costruir trappola in cui far impigliare il trascorrere del tempo, ma pur sapendo che quel singolo istante, avrà sempre la durata del suo naturale scorrere, ugualmente divien motivo, fosse pur unico, per cui vale la pena, navigare nel mare della vita. Pur nell’impossibilità di poter squarciar il velo del domani, facile diviene il proferir vaticinio dei vostri momenti importanti, che son in attesa d’esser vissuti. Il primo appuntamento con il Signore, vi vedrà piccoli sposini persi nell’immensità di quel momento, sicuramente ricco di mistero, in cui neanche il festoso contorno, sarà motivo di distrazione dal sacro. Con potenza di marosi, giungeranno i giorni dell’amore, che, come turbine di ciclone, attraverseranno la vostra vita. Imparerete che, simile a Giano bifronte, esso possiede due volti, il primo, dona tal gioia che vi sembrerà di poter salire in cielo a raccogliere un mazzo di stelle, mentre il secondo, quando dirige al cuore il suo sguardo, trasmette tal dolore, da farvi ritenere d’essere rimasti gli unici sopravvissuti di un pianeta ove non albeggia mai la speranza, ma voi non fatevi ingannare, vi accorgere poi, che quella visione è solo la subdola esca del momento. Quando lo stesso amore vi porrà sul capo la sua corona, vi parrà d’avere due ali di emozioni e volare sulla cima del mondo per gridare ai quattro venti, il vostro: “Si”, sarà allora, che il Giano vi nasconderà per sempre la faccia del dolore. Quando il mistero del miracolo della vita, germoglierà nel vostro giardino, vi accorgerete cosa significa, trasformare in verbo la parola “felicità”, e coniugarla in tutti i suoi modi e tempi. Non è dato alle umane menti, poter guardare oltre la barriera dell’istante, senza che, ciò che può apparire, attraversi, sia pur marginalmente, il campo della certezza, di conseguenza, nessuno potrà mai appagare il mio desiderio di sapere quanti di questi momenti mi vedranno a voi vicino, per nutrirmi dei riflessi della vostra gioia, che son per me, elisir di vita. Se nel supremo libro, scritto con l’inchiostro della prima oscurità e il cui contenuto, nessun potrà mai variare, vi è scritto che il mio dipartir, costituirà vuoto d’assenza per alcuni di essi, farò di tutto per superare le antiche leggi del creato e farvi giungere il tepore di una carezza, talmente viva, che ne immaginerete la provenienza. Quando un dì leggerete questa lettera, vi torneranno in mente mille ricordi, e se il vostro sorriso, sarà bagnato da uno scivolar di rugiada, che il vostro animo vorrà distillare, da lassù, anche se i puri spiriti non sanno versar lacrime, la mia commozione sarà uguale alla vostra. Ciao, vi ho sempre amato. Vostro nonno.

Vito

Dal 2000 in base alla legge 248: “….tutti i testi che vengono pubblicati in internet sono automaticamente protetti dal diritto d’autore. L’art. 6 della legge 633/41 stabilisce che ogni opera appartiene , moralmente ed economicamente, a chi l’ha creata .. Pertanto e’ illegale (legge 22 aprile 1941, N° 633- legge 18 agosto 2000, N° 248, copiare, riprodurre (anche in altri formati o supporti diversi), pubblicare parte di essi se non dietro esplicita autorizzazione.. La violazione di tali norme comporta sanzioni anche penali… “ L’autore scrivente: Vito Montalbò intende avvalersi di tale legge per eventuali furti di poesie, o starlci di esse, pubblicate.

LONTANE OASI DI VITA

Ho sempre pensato a come sarebbe bello, vivere in quei luoghi dove ancora, la vita scorre con il ritmo della semplicità. Mi piace pensare che questi posti esistono ancora.

 

 

 

S’alza di luce, da un est assopito, il velo del sorgere,

e già nella valle, fioche lucerne han luminato risvegli.

S’ode, nel fiero cantar l’atavica vanità di rosse creste,

il riverir saluto, al timido apparire di madame aurora,

assoli di singole voci, che san modulare sol poche note,

affidate ad un generoso echeggiare, che dona lontani rimandi,

tal che par melodiar tra i monti, il coro del mattino.

Lento è l’animar di stradine che profumano di pane,

un discreto parolar leggero, tra accenni di primo chiarore,

di chi, inerpicando lesto il passo, per erto sentiero,

s’appresta, con fredda scure, ad aprir varco a nuovo nascere,

decidendo, di qual albero, sia il dì d’ultimo esistere.

Bussa il primo mattino, sugli sguardi spalancati dei casolari,

di lini adorni, a divenir barriera, per quotidiane intimità;

sugli usci che s’aprono ad ampie corti, ove frenetica un razzolare,

e in balia di vento, candide lenzuola in odor di marsiglia,

son in attesa, su corde appese, di rapir ogni raggio di sole,

per esser di letti, un lindo coprire, c’accoglie quel dormire,

che porterà il ridestare, tra le braccia del diman di festa.

S’empie l’aria, dell’innocenza d’un allegro vociare,

del fresco respiro d’erbe e secchi rumor di balocchi,

inanimati legni, a cui abil mani han dato ludiche forme,

e che la mente di bimbo, come bacchetta d’epico mago,

dona propria vita, e trasporto in un mondo che non c’è.

Accompagnato da un monotono stornellar di cicale,

lento, s’avvia il meriggio, al galante incontro con la sera,

mentre giungon da lontano, voci che percorrono un ritorno,

e che si perdono tra i monti, adagiati nel tramonto.

Odon già di minestra, il suo borbottar in camino,

ove forman identici sapori, che si rinnovan ogni sera,

sino a fumar in legnose scodelle, ove soffiar leggero,

per stemperar l’anima sua calda, prima di donar vigore.

Vicina è or la luna, tal da sbirciare l’allegria di taverna,

ove visi paonazzi, s’accendon in fragor di risate,

che fan gradita pausa quando, nel volger d’un attimo,

il rosso spirito d’assolati grappoli, scende a rinnovar allegria.

Fonda, cala la notte, su sentori di pini e silenzio di valle,

s’attende da gole vicine, il giunger di vento leggero,

ideal sottofondo per sogni ispirati da tepor di coperta,

e dal genuino esistere, in sintonia con le stagioni.

Vito

Dal 2000 in base alla legge 248: “….tutti i testi che vengono pubblicati in internet sono automaticamente protetti dal diritto d’autore. L’art. 6 della legge 633/41 stabilisce che ogni opera appartiene , moralmente ed economicamente, a chi l’ha creata .. Pertanto e’ illegale (legge 22 aprile 1941, N° 633- legge 18 agosto 2000, N° 248, copiare, riprodurre (anche in altri formati o supporti diversi), pubblicare parte di essi se non dietro esplicita autorizzazione.. La violazione di tali norme comporta sanzioni anche penali… “ L’autore scrivente: Vito Montalbò intende avvalersi di tale legge per eventuali furti di poesie, o starlci di esse, pubblicate.

GRAZIE

Gran commozione dona al mio cuore, veder il grigio vestito, che l’imperterrito scorrere del tempo ha donato ai capelli tuoi. Seduta su di una pietrosa panchina sottomessa alla maestosità d’un pino che resina il respiro e accarezzata da un raggio di sole, che di luce, contorna le giovani foglie e i bianchi petali di un fiorir di mandorlo, persa, appari in pensieri, dei quali forse, vorresti essere gelosa custode, ma che, come un far dispettoso d’infantil innocenza, si ribellano al tuo volere e rivelano la loro gioiosa essenza, disegnando un inconsapevole sorriso, sulle tue sottili labbra. Luce esso dona a un viso, ove piccole rughe, come singoli versi di supremo cantore, formano la più dolce poesia, di un amore che sol conosce il fiorir di primavera, e giammai il lungo sopire, al quale avvia l’autunnale declino. Nutrendomi delle tue sensazioni, quasi immobile, come vecchia statua d’adorno, resto ad osservarti. Non oso infrangere la sacralità di quel silenzio che musica il tuo pensare, e in attesa di donarle al tuo udire, trasformo le mie parole, già pronte a donar corpo al sentir dell’animo mio, in taciturne amiche della mente. Compagna di vita, sei stata, cui nessun erto pendio, ha mai impedito il proceder del cammino, mèta dal sicuro approdo, ove indirizzar rotta del mio perigliar sull’acque dell’esistere, bandendo così il timore di fatal naufragio. Grazie amor mio, grazie per aver mostrato viva forza, quando la mia si affievoliva, e aver sempre offerto mano tesa, com’ultimo, certo appiglio, a risollevar il mio inciampo, mentre la calda luce del tuo sorriso, era un diradar di perfide foschie, abili occultatrici d’amene lontananze, ove scorgere il perenne luminare del sole della speranza. Grazie per avermi, in ogni istante di vita, fatto dono del tuo sguardo di teneri orizzonti e scusa or ti chiedo, se qualche volta, il mio egoismo li ha fatti appannare di velato luccicare, mentre la ferrea forza dell’animo tuo, ha saputo render prigionia a quelle stille di rugiada che ambivano a un’evasione lungo la vellutata via delle tue guance. Vorrebbe, il poeta che è in me, prender dal cielo un grappolo di stelle, per porle dinanzi a te, e farti notare che nulla, la lucentezza dei tuoi occhi ha loro da invidiare, e che, se di ruolo, per un attimo ci fosse lo scambio, più spento diverrebbe lo sguardo tuo, mentre dal cielo, il vigor di nuova luce, ferirebbe il buio di notte fonda. Grazie per aver, come fa il vento d’oriente con l’ultime nubi di un piovigginar ormai lontano, spazzato l’artigliar di fosche malinconie, facendomi ogni volta, indirizzar il guardare, al di la di ciò che può apparire, e avermi insegnato che il domani, è sempre figlio d’una resa dell’oscurità. Hai saputo ogni volta colmare i miei vuoti, piantandoci il seme dell’amore, che divenendo rigogliosa pianta, ha usurpato ogni spazio alla sterilità del nulla. Di certo, nell’imperscrutabile libro, ove il divenire già veste forma di certezza e chiaro appare che ogni fine è sol apparenza, vi era il progetto della confluenza di due strade, la mia e la tua, in unico percorso di vita e di questo, elevo il mio grazie, al signore del fato. Quasi a voler mostrar d’essere emersa dal pensare, volgi verso di me il tuo sorriso, mi appresto a pronunciar parole appena vagliate dalla mente, ma subito poni il tuo indice sulle mie labbra, impedendo loro di dar forma alla mia emozione. Ho certezza che hai letto tutto nei miei occhi, e un candor di carezza mi nutre il viso, ….grazie amor mio. Lieve, il calar del sole s’intrufola nei tuoi capelli, mi doni la mano, lenta ora la strada scorre sotto i nostri piedi.

Vito

Dal 2000 in base alla legge 248: “….tutti i testi che vengono pubblicati in internet sono automaticamente protetti dal diritto d’autore. L’art. 6 della legge 633/41 stabilisce che ogni opera appartiene , moralmente ed economicamente, a chi l’ha creata .. Pertanto e’ illegale (legge 22 aprile 1941, N° 633- legge 18 agosto 2000, N° 248, copiare, riprodurre (anche in altri formati o supporti diversi), pubblicare parte di essi se non dietro esplicita autorizzazione.. La violazione di tali norme comporta sanzioni anche penali… “ L’autore scrivente: Vito Montalbò intende avvalersi di tale legge per eventuali furti di poesie, o starlci di esse, pubblicate.

Posto, con enorme piacere, questo graditissimo dono della cara amica Rebecca. Un blog award, graficamente realizzato da lei. Grazie Rebecca, e vivissimi complimenti per la splendida realizzazione. Con sincera amicizia, Vito

PROFUMI DI MERIDIONE

Tengo a precisare che le immagini che uso per i post, le ottengo assemblando parti di altre immagini che trovo sulla rete. Se qualcuno ritiene che ho prelevato indebitamente qualche parte di essa, può farlo presente, rimuoverò immediatamente il tutto. Grazie.

Lamenti d’ataviche arsure di dune lontane,

s’odon nel caldo mormorar dello scirocco,

che leggero spumar d’onde, spinge lontano,

e tristi restan le rocce, in attesa di nuove carezze,

mentre scuro contrasto, è il rimandar visione,

di vecchi pescatori, cullati su tappeto di stelle,

che sfera di fuoco, arduo rende il guardare.

Dal borgo assopito, giunge di campana, su ala di vento,

il rintoccar d’ora, d’antico orologio su muta meridiana,

un dettar ritmo allo scorrer di vite, tra strette viuzze,

arredate d’antiche memorie c’ancora paion presente,

da un canto stonato e profumi del prossimo desinare,

e solenne, il salmastro sposa tenaci arbusti,

facendo dono, d’un prezioso respiro ch’emoziona.

Tra la fertilità d’assetate zolle c’attendon seme,

s’addentrano polverose stradine che il passo fan imbiancare,

e una lucertola arresta il suo andare, al tepore di primo sole.

Par voler udir un concerto, che crescendo divien marea,

sorde note di cicaleggio che san essere preghiera

e al ciel trasportano supplica, d’un mitigar afoso meriggio.

Delicati, giungono nobili sentori d’aulenti zagare,

che gli occhi fan socchiudere in profondo inspirare,

a formar visione di ghirlande su capo di giovani spose,

mentre rosso è l’inchino di papaveri, al rosa fiorir di pesco.

Rude, è il mostrar del ficodindia, al ronzar d’un calabrone,

inganno d’apparenza a celar dolcezza d’un gran cuore,

e un cinguettar reca novella, di vicina pioggia a placar sete.

Giunge nel borgo la sera, con pretesa di lieve frescura,

e sotto il clamor di balconi adorni da variopinti gerani,

come sacro rito, s’approntan sedie sull’uscio di casa,

per avviarsi, seduti su ciglio di via, a incontrar la notte,

in compagnia d’un rivivere ricordi e innocente spettegolare.

Quasi s’annusa l’aria di festa, già il patrono e a piè d’altare,

in attesa d’avanzar in processione, tra l’orare d’ali di folla,

che del diman chiede un bandir paure e diradar foschie,

e il ciel s’accende d’un rincorrersi di colori che tuoneggiano,

catturando gli sguardi in ipnotico sollevar di capo,

mentre un alitar di ponente trasporta profumi di meridione.

Vito

Dal 2000 in base alla legge 248: “….tutti i testi che vengono pubblicati in internet sono automaticamente protetti dal diritto d’autore. L’art. 6 della legge 633/41 stabilisce che ogni opera appartiene , moralmente ed economicamente, a chi l’ha creata .. Pertanto e’ illegale (legge 22 aprile 1941, N° 633- legge 18 agosto 2000, N° 248, copiare, riprodurre (anche in altri formati o supporti diversi), pubblicare parte di essi se non dietro esplicita autorizzazione.. La violazione di tali norme comporta sanzioni anche penali… “ L’autore scrivente: Vito Montalbò intende avvalersi di tale legge per eventuali furti di poesie, o starlci di esse, pubblicate.

SALE LA MAREA

Non sempre l’amore è fonte di gioia, a volte sa far soffrire tanto. Sono momenti di grande dolore, ma la speranza nel domani, anche se può sembrare lontana, deve rimanere sempre viva… Ho provato ad immaginare come possano essere quei momenti….

Sentori di lentezza, dona il tempo nel suo  percorrere l’astratto sentiero che mai, vedrà il materializzarsi di un traguardo. I minuti diventano abili artisti, quando si esibiscono sul palco della tua vita, nella riuscita imitazione dell’eternità, donando all’apparenza, potere di convinzione. Il rumore del mare che musica i tuoi silenzi, è un distratto udire posto ai margini dell’indifferenza,  quasi un monotono ripetere d’identico mantra, da parte di orizzonti lontani. Ti accorgi di come l’amore, quando ti rendi conto, che più non è stella polare nel cielo della tua esistenza, sappia lasciare nelle vie dell’animo, irrisolti interrogativi che sanno far male, e quegli stessi petali che prima eran soavità di carezza, ora sono urticanti ricordi di carta vetrata. Ormai è divenuta locandina del film della tua vita, l’immagine del suo addio, quando, con parole che parevano stonati adorni di un arredo, ti disse che il suo cuore non era più in grado di leggere la musica dell’amore, sul pentagramma del tuo. In quell’istante, un forte brusio, che nasceva nell’orizzonte, pian piano, in rapido crescendo, si è trasformato nell’urlo acuto simile a quello di vecchie streghe lambite da fiamme di rogo, che lacerando l’aria, è giunto con unghie appuntite a graffiarti l’anima, spargendovi sopra, manciate di sale. I sentieri che costeggiano il tuo cuore, non hanno più offerto, visione di verdi valli assopite sul guanciale della primavera, ma si affacciavano su di uno scuro dirupo che invitava a sporgersi ben oltre il limitare, per meglio udire un incomprensibile sovrapporsi di caotiche voci che provenivano da un fondo che non c’era, e le ringhiere, che dovevan protegger cammino, sembravano volersi abbassare e sconoscere stabilità. Da quel momento, il nebbioso velo della solitudine, ha limitato i dintorni e la tua interiorità , celandoti al guardare, quell’alba che può illuminare la vita, con la luce di nuovi amori. Cosa vuole quella voce che senti dentro di te e che già da un po’, cerca di farsi largo con decisa insistenza? parla di questo mare, intorpidito da clamor di tempesta, ma capace di nuove limpidezze e altre pennellate di tramonti. Ti racconta dei fiori del giardino della speranza, che pur vittime dello sfidar d’intemperie, attendono sempre l’apparir di nuovo sole, senza mai abbandonarsi all’appassire, …..ma cosa ne sa lei del tuo dolore? eppure dovrebbe conoscerti. In fondo, anche se non lo vuoi ammettere, quella voce non ti dispiace, non si veste mai d’arroganza, ed è dolce come il tepore di un raggio di sole che annuncia il disgelo, o dirada lentamente le malinconiche foschie del mattino. Distrattamente ti chiedi se per caso è parte di una te, quella che sapeva spingere  lo sguardo oltre un adombrar di nuvole e che hai rinchiuso nel torrione eretto nell’animo, con i mattoni della tristezza, dal quale, sempre più cerca di evadere, per riprendere quel trono che è stato suo e sul quale ora siede colei che preferisce guardare l’ombra, anziché la sua genitrice illuminata dal sole. Costa fatica, ammetterlo a te stessa, ma in fondo quella voce ti dona un po’ di calore, con potenza di binocolo, porta nitidezza a cose che intravedi molto lontane, indefinite, facendoti riscoprire quegli orizzonti che prima erano vicinanze. Senti il suono del mare che accompagna il lento sollevar d’acque, verso il rinnovato sogno d’accarezzar la luna, non è più monotonia, ma romantico musicare. E’ saggio coltivare un sogno che è figlio dell’impossibile? …..eccola, la solita voce, porge una domanda che divien risposta: “chi decide se una cosa è impossibile? sperare nel domani non è impossibile, abbatti questo muro di torrione e capirai, che quasi mai, ciò che isola, protegge”.  “…quasi mai ciò che isola, protegge…”, potere di fuoco han queste parole, senti dentro di te, un ruotar vorticoso che insidia le pareti dello stomaco e sale nel petto, premendo con la forza di tanti tuoi perché, sospesi in un limbo dove qualsiasi risposta vien bandita, e l’interrogativo resta regnante assoluto. Un’ondata di piena, giunge improvvisa ad abbattere gli argini dell’animo, trasformandosi in un pianto incontrollato, violento, un pianto diverso dal solito e che sembra recar dono di leggerezza. Era da tempo che non riuscivi a veder lontano, fino all’alba del domani, chissà, forse dalla linea di quell’orizzonte, spunterà il sole. Fuori, intanto, sale la marea, le acque, ancora una volta, rincorrono il sogno del mare.

 Vito

Dal 2000 in base alla legge 248: “….tutti i testi che vengono pubblicati in internet sono automaticamente protetti dal diritto d’autore. L’art. 6 della legge 633/41 stabilisce che ogni opera appartiene , moralmente ed economicamente, a chi l’ha creata .. Pertanto e’ illegale (legge 22 aprile 1941, N° 633- legge 18 agosto 2000, N° 248, copiare, riprodurre (anche in altri formati o supporti diversi), pubblicare parte di essi se non dietro esplicita autorizzazione.. La violazione di tali norme comporta sanzioni anche penali… “ L’autore scrivente: Vito Montalbò intende avvalersi di tale legge per eventuali furti di poesie, o starlci di esse, pubblicate

TUONA IL CANNONE

La guerra porta con se dolore, atrocità, ingiustizia….. quando capirà l’uomo che essa è l’unica contesa che non prevede vincitori?

Ancora di grigio è il piatto vestir di mesto cielo

che del garrir festoso al signore della luce,

ne sconosce ormai lo spensierato volteggiare.

Di piombo, par condita quest’aria di ristagno,

intrisa di perché in perenne adorno d’un interrogativo,

e dell’infida, avvolgente nenia del diavolo oscuro,

miscela, figlia dell’irrazionale, che peso dona al respiro,

e labilità alle menti plasmate dalle mani dell’orrore.

Dolore, è il visional rimando, di case al suol distese,

che di Gerico paion le mura, crollate al suon di trombe,

tutto è parvenza, persin la vita, tentata da mille rese.

S’ode ancor il cupo rombare dei demoni d’acciaio,

tra suono di sirena, com’aquile al mirar di preda,

giungeran tra nubi, ad oltraggiar cielo e terra,

veri giullari del male, che lacrime e non risa, doneranno,

spargendo fiamme e sale, su ferite già infette dal dolore.

Ancor sconoscesi su qual veliero giunge la follia,

sull’onde di melmosi mari, a ghermir le umane menti,

quando il soffiar tempeste, a spegner fiammelle di vita,

diviene unico fio da pagare, per derimer contesa.

Alieno all’uman guardare, s’aggira tra inanimate macerie,

 tessere dal mancato incastro, del puzzle dei ricordi,

il ghigno trionfale di signora morte, su spettral destriero,

con l’affilata falce, che vite recide, come bionde spighe.

Arsa par la pietà, nell’ardente fornace dei suoi occhi,

ma turbamento gli reca quella scossa, alla vision di madre,

che sotto un tetto, che ha perso pretesa d’esser tale,

intona sommessa, dolcissime note di canto leggero,

in attesa di sospirato risveglio del suo piccolo angelo,

che già da tre dì, par dormire con accenno di sorriso,

ricevendo da lui, invisibili carezze senza materialità.

Sinistra luce, in ciel serpeggia con fragor di saetta,

eco ne divien in terra, l’invadenza di un tuono di cannone.

Vito

Dal 2000 in base alla legge 248: “….tutti i testi che vengono pubblicati in internet sono automaticamente protetti dal diritto d’autore. L’art. 6 della legge 633/41 stabilisce che ogni opera appartiene , moralmente ed economicamente, a chi l’ha creata .. Pertanto e’ illegale (legge 22 aprile 1941, N° 633- legge 18 agosto 2000, N° 248, copiare, riprodurre ( anche in altri formati o supporti diversi), pubblicare parte di essi se non dietro esplicita autorizzazione.. La violazione di tali norme comporta sanzioni anche penali… “ L’autore scrivente: Vito Montalbò intende avvalersi di tale legge per eventuali furti di poesie, o starlci di esse, pubblicate

ESSENZE D’AMORE

Giungon d’amor essenze, sulla luce d’un guardare, nel silenzio di un sia pur flebile respiro, in ogni singolo pulsar di cuore, che in petto, a nutrimento di vita, fa spuntar germoglio. Tutto è intriso di lor presenza, come l’aria del mattino che ancor profuma d’erbe bagnate,  e accoglie i risvegli, con sentori di rinascite e di speranze mai sopite. Son fiammelle dal flebile apparire, che pur in fioco tremolare, fanno disorientare il buio, maturando in esso la convinzione, che l’esser Golia non riveste certezza di vittoria. Piccole foglie d’immane sequoia, son nate da sprazzi del supremo nascere, per divenir vagabonde, infinite meteore di pura energia, pronte a direzionar percorsi di vita, sino a giungere a termine di viaggio, nei pressi delle origini, a disputar il vittorioso agone finale, contro le essenze dell’odio, generate dall’ombra della prima luce. Si celano nelle sfumature del quotidiano, e divenendo bersaglio di sguardi che san perdersi in profonda commozione, apparecchiano il mondo. Le vedi nel fraseggio d’un tardo meriggio, quando il volteggiar di nere parentesi, contenenti l’inciso che rafforza una emozione, ne divien controcanto, e il sole stende già i colori sulla tavolozza, per inebriare il cielo con un iride sciolto, appassionato saluto ad una luce che declina, e faro che indica la via, alla sera che giunge da lontano. Abitano il silenzio della notte, riuscendo ad animare le valli di un sogno, e farle divenire percorso ambito, fino a giungere alle loro porte, poste nei pressi di un’albeggio, da dove uscirne con un sorriso. Colmo di lor presenza,  è un carezzar di madre, che coniugando le misteriose alchimie del cuore, sicurezza di vita, infonde al proprio bimbo, nutrendolo di infinite ondate di supreme sensazioni, in cui pare volersi  annullare fino a divenir un tutt’uno, e della luce del suo sorriso, che a cercar confronto, par impallidire sin il sole asceso allo zenit. Satura del loro essere, è la sorgente del nobil sentimento, limpida fonte in cui si specchia l’eterna aurora, ove barbaglia la luce del primo astro. Nelle sue acque, giunge Cupido ad intinger il suo dardo, prima di divenir saetta scagliata dal suo arco di diamante, destinazione un cuore in cui far sorgere la primavera di un amore. Diventan abili interpreti di silente dettar di musa, quando, sul rigo di una emozione, si forma una processione di parole, versi figli dello spirito del vate celeste, che il poeta sa adottare, plasmandoli con l’impronta del suo sentimento, acchè sian fonte ove trova temporaneo ristoro, la sete di cuori innamorati. Le avverti vagare lungo i viali dell’esistenza, sempre pronte a condir di buono il piatto della vita, sono energia del supremo primo motore, della minuscola particella che sfugge al guardare, sono essenze d’amore.

Vito

Dal 2000 in base alla legge 248: “….tutti i testi che vengono pubblicati in internet sono automaticamente protetti dal diritto d’autore. L’art. 6 della legge 633/41 stabilisce che ogni opera appartiene , moralmente ed economicamente, a chi l’ha creata .. Pertanto e’ illegale (legge 22 aprile 1941, N° 633- legge 18 agosto 2000, N° 248, copiare, riprodurre ( anche in altri formati o supporti diversi), pubblicare parte di essi se non dietro esplicita autorizzazione.. La violazione di tali norme comporta sanzioni anche penali… “ L’autore scrivente: Vito Montalbò intende avvalersi di tale legge per eventuali furti di poesie, o starlci di esse, pubblicate

IN VIAGGIO PER IL TUO CORPO

Ho provato a mettere in versi, quello che ritengo essere il viaggio più Bello.

Vorrei, com’ardito esploratore d’ignoti mondi,

avviarmi lungo gli ameni viali del corpo tuo,

per rimirar di natura, bellezza cui donare canto.

Come rondine in primaveril tripudio, per l’aere mi leveri,

per risalir impavido, l’erta sinuosità delle gambe tue,

marmoree colonne di raro cesello alabastrino,

che son stabilità di sostegno, al tempio dell’amore.

Non indifferente resterei, al silente vociar d’ancestrale pudore,

quando, radente sorvolerei la tua porta della vita,

speranzoso di carpir gli echi della profonda emozione,

che incide l’animo di chi si affaccia alla prima luce.

Emergon lente, dall’approssimarsi di lontan orizzonte,

le mistiche distese d’ariose valli, del ventre tuo,

vago rimembrare, nel tramando di ricordi ormai sopiti,

della piana ove le stagioni han deciso, l’ordine dello scorrere.

Lì,  scenderei in dolce planare, per proseguir con lievità di passo.

Svettan sotto lo stellare, gli irti colli del tuo seno,

arduo par lo scalar,  di lisce e perigliose pareti,

per raggiunger meta, ov’è vitale fonte di preziosa linfa,

dolce nutrir di primo vagire, poggiato nei pressi del cuore.

Giunto esausto, ove regna perenne, con potenza di zenith,

il lucear del tuo sorriso, che d’ogni mestizia ne divien l’esalare,

alle mie membra supplicanti, darei sollievo di ristoro,

stendendo il mio capo, sullo scarlatto guanciale delle tue labbra,

per udir lieve respiro e il romantico suono di mille baci.

Sentieri di pesco indirizzan cammino su rive silenti,

placide, son le limpide acque del mare dei tuoi occhi,

un gioioso rincorrersi di riflessi, figli della luce dell’amore.

Assorto, resterei seduto sulle ciglia, a nutrirmi di visione,

ed eccomi, vedetta d’un veleggiare, destinazione un sogno.

Come spaziar di sentinella, ritto resterei a fin di viaggio,

a sovrastar lo scender di cascata dei tuoi capelli,

che al leggero carezzare, ondula infinite emozioni,

magia di sentirsi sul capo del mondo, ad un tocco di cielo.

 Vito

Dal 2000 in base alla legge 248: “….tutti i testi che vengono pubblicati in internet sono automaticamente protetti dal diritto d’autore. L’art. 6 della legge 633/41 stabilisce che ogni opera appartiene , moralmente ed economicamente, a chi l’ha creata .. Pertanto e’ illegale (legge 22 aprile 1941, N° 633- legge 18 agosto 2000, N° 248, copiare, riprodurre ( anche in altri formati o supporti diversi), pubblicare parte di essi se non dietro esplicita autorizzazione.. La violazione di tali norme comporta sanzioni anche penali… “ L’autore scrivente: Vito Montalbò intende avvalersi di tale legge per eventuali furti di poesie, o starlci di esse, pubblicate