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IL TESTAMENTO DEL VECCHIO INDIANO

Ho scritto questo brano in onore dei nativi d’america, un popolo di grande spiritualità
e amore per la natura, che la grande menzogna di certa letteratura e certa cinematografia,
ha fatto passare come selvaggi.
Lo dedico a chi, come me, ama la loro cultura.
 
 

 
 
 
Seduto vicino alla sua tenda, assorto tra i riflessi di un fresco mattino
che salutava i primi risvegli, un vecchio indiano, con gli occhi sapienti
della mente, leggeva dentro di se, il libro della vita, sapeva che ormai
era alle ultime pagine, avvertiva la grande aquila volteggiare nel suo
cielo, pronta e fiera di dover essere lei a trasportare la sua anima dinanzi
all’immensa luce del grande spirito.
Attese che il giovanissimo nipote sfuggise all’abbraccio di un placido
sognare, che gli stava donando lunghe rincorse con il suo fedele
puledrino, in immense vallate di cielo, per chiamarlo a se.
Quando vide la sua fierezza, che andava ben oltre la sua età, muovere i
passi su erbe ancora solleticate dalle lacrime dell’aurora, lo fece sedere
accanto a se.
Pareva quasi nenia proveniente da ovattate distanze, la sua voce,
quando iniziò a donargli, con parole sommesse, immagini che rapivano
la mente: "quando tutto era il nulla, e il buio vestiva un vuoto, che inizi
non conosceva e ad una fine non ambiva, la potenza del grande Dio,
alitò il suo amore, in tutte le direzioni dell’immenso, accendendo
infiniti soli, gli stessi che ora, quando la notte, tutto avvolge con il suo
manto, vedi incastonati come frementi schegge di aurore, nei sentieri
dell’immensità".
Il vecchio sollevò gli occhi al cielo, pareva quasi leggere le sue parole,
sulle nuvole che, sospinte dal vento, sembravano inseguire misteriose e
ambìte lontananze, poi, tornando a guardare quelli estasiati del giovane
nipote, continuò: "la sua idea divenne reale splendore, e, quando creò
questa nostra terra, che a guardarla a distanza di un pensare, pare
gemma che di incredulità nutre lo stupore, rimase talmente
compiaciuto, che permise ad un riflesso del suo sorriso, di sorgere e
tramontare ogni giorno.
Chiamò a se gli spiriti del cielo, delle terre e delle acque, e, in
rappresentanza di tutte le creature viventi, il nostro grande avo, colui
che, insieme  alla sua sposa, nacque da quel tenero soffio di vento, che
cementò l’amore tra la sabbia e l’onda del mare.
Il supremo Dio parlò di amore e rispetto reciproco, perchè, quando
questi sarebbero venuto a mancare, la malvagità sarebbe fiorita
sull’albero del male, che lo spirito dell’oscurità, coltiva speranzoso, fin
dagli inizi".
Il vecchio fissò per terra, e, con un tono che al ragazzo sembrò più
spento, prosegui: "da sempre, il grande fiume è messaggero d’amore, e
trasporta al mare i sospiri della montagna, la primavera veste il rinascere,
con i colori dell’arcobaleno, le nuvole passeggiano nel cielo, donando la
loro ombra ad un galoppo di bisonti, innamorati di verdi pascoli e
limpide  acque.
Noi abbiamo sempre vissuto in sintonia con l’armonico respiro del
mondo, il nostro grande fuoco è sempre salito diritto nel cielo, e mai, il
nostro arco, quando saettava nell’aria, scoccato da un bisogno di
nutrimento, ha provato gioia nel togliere la vita al possente bufalo.
oramai il mio sguardo è stanco, ma vede molto lontano, ben oltre il
punto dove il sole si adagia per donare il suo ultimo bagliore, ora, come
mai, dovete mantenere quel rispetto che chiedeva il Dio supremo,
purtroppo, il futuro mi ha donato una visione di grigio vestita, e lo
spirito dell’oscurità, pare volersi destare".
Una smorfia che pareva dolore, incupì il suo viso, quasi con fatica
disse: "vai al ruscello, fa che questo vecchio rinfreschi la sua bocca, con
le lacrime della neve, che triste abbandona la sua montagna".
Il giovane, lesto si avviò, non prima di aver notato, che ora, sul viso di
suo nonno, vi era un leggero sorriso, che era quasi specchio di grande
serenità.
Mentre correva veloce, si arrestò all’improvviso, una inspiegabile
malinconia si impadronì della sua mente, decise di tornare alla tenda.
Quando giunse, vide il nonno steso per terra, con gli occhi rivolti al
suo amato cielo, lo sguardo era spento, la sua anima aveva deciso di
far ritorno nelle infinite praterie dell’immensità, aveva ancora quel
leggero sorriso.
Ignorando la sua fierezza, due lacrime solcarono il viso del giovane,
muto alzò gli occhi al cielo, una grande aquila volava verso il sole.
 
 
Vito
 
 
 

Il testamento del vecchio indiano by Vito montalbò is licensed under a

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Dal 2000 in base alla legge 248:

“….tutti i testi che vengono pubblicati in internet sono automaticamente  protetti dal diritto d’autore. 

 L’art. 6 della legge 633/41  stabilisce che  ogni opera appartiene , moralmente ed economicamente, a chi l’ha

 creata ..  Pertanto e’ illegale (legge 22 aprile 1941, N° 633- legge 18 agosto 2000,  N° 248, copiare, riprodurre

( anche in altri formati o supporti diversi),  pubblicare parte di essi se non dietro esplicita autorizzazione..

La violazione di tali norme comporta sanzioni anche penali… "

L’autore scrivente: Vito Montalbò intende avvalersi di tale legge per eventuali furti di poesie, o starlci di esse, pubblicate

 

 

Un grazie sincero all’amica Maria per questo gentile pensiero 

 

 

 

GRAZIE!

Con amicizia, Vito

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31 Risposte

  1. lucetta

    Con questo racconto li hai onorati come sai fare tu. Grande Vito. Buona serata.

    1 marzo 2010 alle 19:06

  2. Rebecca

    Caro amico Vito, ho letto con intensa attenzione e mi sono commossa, hai raccontato questa storia come fosse tu eri in fondo questo ragazzo .. per me e un enorme piacere leggerti, e sentire anche in te il nativo che porti nel tuo interiore.. ti ringrazio per questo racconto e se non ti fa dispiacere lo vorrei pubblicarlo da me in omaggio tuo.. aspetto una tua risposta con sincera amicizia Pif ☀Rebecca

    1 marzo 2010 alle 19:34

  3. patry

    grande vito!…adoro questo popolo…e leggendoti ancora di piu\’…..bellissimo e commovente ….ti abbraccio e grazie delle belle parole che hai lasciato da me…

    1 marzo 2010 alle 19:36

  4. mali e lino

    sei grande Vito !!!!!!!è sempre emozionante leggerti!!!!!!!!!Buona serata con affetto Marisa

    1 marzo 2010 alle 20:09

  5. CUORE

    E\’ BELLO LEGGERE QUESTESTORIE CARO VITO, NON SEMPRE SE NE HA LA POSSIBILITA\’…IO LEGGO MOLTE STORIE, LEGGENDE E ALTRO NEL BLOG DI UNA NOSTRA CARA AMICA..REBECCA…COMPLIMENTI PER IL TUO MODO DI ESPRIMERE LE COSE…BUON INIZIO SETTIMANAUN FORTE ABBRACCIO CUORE

    1 marzo 2010 alle 20:10

  6. Cayenna

    Bellissimo racconto. Sei riuscito ad esprimere il loro vivere in sintonia con la Natura, rispettandola ed amandola in modo unico. Quell\’amore che noi abbiamo purtroppo perso assieme al rispetto per quanto ci circonda.Con amicizia.Buona serata

    1 marzo 2010 alle 20:15

  7. mamylella

    non mi ripeto………………ma questo racconto è sensazionale…………………grazie…amico mio………….mamy

    1 marzo 2010 alle 20:33

  8. skay

    E\’ una bellissima storia che onora un popolo fiero e saggio custode di tradizioni antichisime che credo appartengano alla nostra umanità, un patrimonio di tutti, mai apprezzato, studiato e fatto conoscere alle nuove generazioni….sono d\’accordo con te …che certa letteratura e cinematografia li ha fatti passare come un popolo di selvaggi da annientare ……di che grande colpa si sono macchiati chi occupava i posti del potere!Grazie per avercelo proposto. Buona serata

    1 marzo 2010 alle 21:10

  9. ReS

    E\’ molto bello questo racconto , caro Vito. leggendolo mi sono emozionata. Solo tu sai esprimere così bene le sensazioni umane, interpretandole con il cuore … E\’ sempre un piacere venire qui a leggerti,Buona serata e a presto!

    1 marzo 2010 alle 21:13

  10. M. Vittoria

    Quanta emozione leggere questo tuo scritto meraviglioso, Vito. Sei un grande scrittore, con Amicizia, M.Vittoria.

    1 marzo 2010 alle 21:37

  11. ღ Dolcemente Eterna ღ

    Mio caro e prezioso amico, poeta della vita, poeta del passato, del presente, anche del futuro, futuro perchè ricordo di un poesia nella quale ti eri proiettato nel futuro e che mi aveva tanto emozionata. Che dire ? Ma questa volta, sai, non ho voglia di scrivere, perchè questa volta sei riuscito davvero a tapparmi la bocca :-). A me mentre leggevo, mi sembrava essere sotto la tenda, spettatrice indiscreta di un\’ultima confidenza con un uomo saggio, un grande uomo ed il suo nipotino, come se volessi ricordagli che sempre deve essere fiero di chi è, di mai dimenticarlo. L\’inizio di cio\’ che doveva essere una favola meravigliosa, quella del creato, di Dio, poco importa il suo nome, una favola che sarà macchiata poi dalla follia degli uomini, una favola bagnata da lacrime di sangue. Non aggiungo altro, in silenzio e con rispetto verso te, verso questo popolo me ne vado, il cuore colmo di belle emozioni, ma anche di tristezza. Sei un grande. Un applauso Maestro Vito.

    1 marzo 2010 alle 21:51

  12. ☀ஜ☀ Mձr†hձ ☀ஜ☀

    Grazie Vito di averci donato questo racconto!Le tue parole di introduzione sono giuste mio caro amico:NON SONO STATI LORO I SELVAGGI,MA CHI HA PROFANATO LA LORO TERRA."SOLDATO BLU" è un film bellissimo e dice la verità.Penso che tu l\’abbia visto…Io sono sempre stata dalla parte dei Nativi Americani,fin da bambina.Dolce notte Vito e grazie!Marty

    1 marzo 2010 alle 22:26

  13. MARIA

    MA MI STUPISCI OGNI VOLTA …DAVVERO SPERO CHE UN GIORNO FARAI TUTTE LE SCRITTE UN LIBRO PERCHE MERITI TUTTI I BRAVI DEL MONDO CARISSIMO AMICO E NON TI FACCIO I COMPLIMENTI ,SCRIVI SEMPRE CON UN MODO SQUISITO CHE AFASCINA E NON TI LASCIA STANCARE NEMMENO DI UNO MINUTOI MIEI SINCERI COMPLIMENTI E SPECIALMENTE DI QUESTO POST CHE SCRIVI DI UNO POPOLO MAGICO,SAGGIO CON TUTTA L AMORE E AFFETTO VERSO LA NATURA E LA UMANITADOLCE NOTTE CON AFFETTO E AMICIZIA SINCERA

    1 marzo 2010 alle 22:49

  14. Max

    Grazie Vito,ho letto questo racconto quasi senza respirare per non rovinarlo,belle parole saggezza infinita tutto descritto magnificamente da te,grazie ancora e buona giornata per te e famigliaMassimo

    2 marzo 2010 alle 05:31

  15. Patrizia M

    Bellissimo racconto che rende merito ad un popolo fiero che ha subito tantissime ingiustizie.Bello, bello, dona tanta serenità.Buona giornata fratelloneCiao, Pat

    2 marzo 2010 alle 07:59

  16. Luciana

    Caro Vito, riesci sempre ad emozionarci con i tuoi racconti.E questo è veramente bellissimo. Si legge tutto d\’un fiato……..Buon giornata e buon inizio di marzo,Luciana.

    2 marzo 2010 alle 08:04

  17. rosy

    Stupendo racconto Vito, quando si perde l\’armonia con il creato si perde l\’equilibrio della vita stessa……Ti auguro una buona giornata.Un abbraccioRosy

    2 marzo 2010 alle 08:14

  18. giudi

    bellissimo..gli indiani sono conosciuti x la loro saggezza e lui era un vecchio saggio..un\’abbraccio carissimo

    2 marzo 2010 alle 08:38

  19. alessandra

    Quanta saggezza in questo racconto indiano…..Anni fa sono andata in America in una riserva e un vecchio indiano mi disse: la terra non appartiene all\’uomo,ma a Dio…noi siamo qui per suo volere,ma dobbiamo rispettarla perche\’ e\’ un dono unico come la vita.Alessandra

    2 marzo 2010 alle 09:26

  20. Cassy........

    bellissimo ed emozionante, la saggezza dei vecchi del villaggio mi ha sempre entusiasmato e mi ha sempre entusiasmato quanto i giovani ascoltassero tale saggezza, cosa che oggi non esiste più, non trovo più neppure in tanti anziani la saggezza del tempo che passa, trovo in tanti anziani una grande rabbia e questa rabbia di conseguenza viene trasmessa ai giovani.Grande Vito. un abbraccio

    2 marzo 2010 alle 12:34

  21. Lara

    Un racconto straordinario , mi unisco a tutti i complimenti meritatissimi e all\’applaso di Lei. Sei davvero un Maestro e il popolo degli indiani d\’America ha subito troppa ingiustizia per noi dimenticarci di loro. Sono un\’esempio di saggezza, semplità, mitezza d\’animo e di fede a Dio!. GRAZIE di averci emozionato ancora una volta.Lara

    2 marzo 2010 alle 13:59

  22. la carla fracci della

    Bellissimo, è molto dolce e tenero questo racconto Vito, anche iocome te amo molto gli indiani pellerossa e sonosempre stata convinta che fossero tutt\’altro che selvaggi, nonostante certo cinema.Sei sempre attento e sempre bravo Vitoun abbraccio e un saluto con amicizia a te

    2 marzo 2010 alle 15:05

  23. rainbow59

    sono bellissimi i detti e le storie indiane,insegnano molto, e qualche volta faccio dei post su di loroma tu con le tue parole hai decritto a perfezione tutto, come sempreciao Vito…..ogni tanto mi affaccio….un abbraccio

    2 marzo 2010 alle 18:58

  24. ventodeldeserto

    ….Vito…solo tu potevi….hai reso bene l\’idea di quanto questo popolo abbia amato e rispettato il mondo….sei stato capace di creare un racconto ce per la sua bellezza è troppo breve…..scrivi un librooooo!!!!hai una bella penna…tanti fogli bianchi…..un editore si trova…..che papà sarai???? e che maritoooo!!!!grazie …passi sempre da me….ed io ti aspetto sempre con la stessa gioia….un abbraccio…..quanto sei dolce Vitovento

    3 marzo 2010 alle 12:05

  25. franco

    sagge parole, un popolo fiero relegato in riserve, essi non hanno libridove trascrivere le proprie storie, è un passaparola da padre in figlio.Quando i \’\’Lunghi coltelli\’\’ andarono con la scusa di portare la civiltà,non si accorsero che dovevano essere loro ad essere civilizzati.Felice giornata Vito.

    3 marzo 2010 alle 14:21

  26. Carmen

    Io !!! Io li amo!Intensamente e tenacemente… spudoratamente anche!Amo la cultura, le gestualità aniche. i riti propiziatori, le leggende e i profondi sentimenti di amore e rispetto che essi tramandavano!La fierezza e il portamento.Unici… forse i custodi dell\’infinito del cuore!Bellissimo post Vito caro, splendide le parole!Un bacioneCarmen

    4 marzo 2010 alle 00:14

  27. Paola

    La cultura degli indiani d\’america mi ha sempre affascinato, fin da piccina..Hanno sempre avuto un gran rispetto per la natura, per gli animali e per l\’uomo.ma come per tutte le cose buone… più sono buone, più ci lasciano troppo presto e con un grande amaro in bocca…Gli incivili non erano loro….. la storia parla…Ti abbraccio e buon giovedi

    4 marzo 2010 alle 11:03

  28. Fiore

    Vedo con grandissimo piacere, ke anke Tu ami il fiero popolo nativo-americano come me e pure l\’amica Rebecca-Pif lo adora ed infatti, se solo Noi riuscissimo ad avvicinarci maggiormente alla Loro filosofia di vita, vivremmo nel pieno rispetto della Natura e dei suoi doni e comprenderemmo finalmente, ke l\’uomo non è il centro dell\’Universo e ke quindi non tutto è stato creato al nostro personale servizio, liberandoci così 1 volta x tutte, della grande superbia ke ci contraddistingue e ke ci stà rovinando da sempre !!!

    5 marzo 2010 alle 02:09

  29. Harielle

    La saggezza dei nativi americani è fonte di continue scoperte e sempre sorgente di grande serenità. Bello il tuo racconto, che rispecchia edelmente i valori di questo semplice e fiero popolo. Un caro saluto, e un sorriso.

    5 marzo 2010 alle 20:19

  30. Aurora

    Meravigliosa anche questa,hai dato omaggio a questo meraviglioso popolo in modo fantastico…complimenti davvero!!!

    29 gennaio 2011 alle 16:51

  31. Pingback: Il testamento del vecchio Indiano – by Vito | Pif's On Eagle's Wings

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