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L’ABITO CHE INDOSSIAMO

 


 

 
Ognuno di noi, come un abito cucito addosso, mostra una propria
immagine, una copertina, a volte colorata, altre volte spenta e
grigia. Non sempre questa copertina è la fedele rappresentazione
del libro che incarta, cioè, la nostra anima, i nostri sentimenti.
Proiezioni allegre di interiori tristezze, o triste mestizie, ingannevoli
rappresentazioni di serenità che non vogliono apparire?
Quante costruite allegrie di un clown, nascondono effettive malinconie,
che, venendo fuori nella privata solitudine della sua immagine riflessa
in uno specchio, in scena devono essere abilmente camuffate, perchè
la gente, addosso a lui, vuole sempre vedere quella smodata ilarità,
quel vestito, a volte difficile da indossare, ma, almeno nei loro sogni,
vorrebbero fosse il loro.
La vergogna, o la reale impossibilità di farlo, traspone la loro
fantasia, in quelle vesti, indosssate per necessità, da un uomo solo
nella pista, a rappresentare la sua finta realtà, proiezione mentale
di mille altre realtà, costruite per la scenica rappresentazione della
quotidianeità.
Molti dei lavori che svolgiamo, prevedono anch’essi un determinato
personaggio, siamo noi a condizionare quella figura, o ci facciamo
da essa assorbire completamente?.
Spesso in un contesto del genere, mostrare il nostro vero essere, può
risultare scomodo per quell’ambiente, magari molto serioso e
compassato, dove l’esteriorità è molto importante, d’altro conto,
farsi assorbire completamente da un tipo di personaggio, fondamentale
per quel tipo di scenografia, ma che riteniamo non sia il nostro, può
essere avvilente: può un arlecchino recitare l’otello?.
In questo caso, modificare le proprie vesti, costituisce necessità,
operazione indispensabile, anche se non voluta.
Ci sono sicuramente, persone che indossano con fedele meticolosità,
il vestito del loro vero essere, ma quanti sono?, gli altri si possono
riconoscere ad un primo sguardo, o ci sono abili attori che, con
collaudata maestria, riescono a sfuggire anche agli osservatori più
attenti?. Vi è chi varia la sua veste per necessità di farlo, ma vi è
chi lo fa, per il piacere assoluto dell’inganno e del sottile piacere di
essere interprete della falsa apparenza.
La storia dell’uomo è piena di personaggi che, differenziandolo da
quello reale, adattavano il loro abito in base all’occasione, come pure,
questi moderni "Fregoli" della personalità, sono stati fonte di ispirazione
di opere letterarie. Evidentemente questa è una figura molto sentita,
perchè forse, molto comune.
Concludo con una domanda molto profonda che può avere tante
risposte, in base a quanti se la pongono, e che, una amica, a me molto
cara, ispirandomi questo post, ha formulato: "l’abito che ci cuciamo
addosso, è quello che vorremmo, o quello che ci è stato assegnato?".
 
 
Vito

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14 Risposte

  1. Alessandra

    Caro Vito….bella domanda….io credo che l\’abito che mi era stato cucito addosso lo ho portato per troppo….ora voglio portare quello mio, con le mie debolezze e le mie…per ora….piccole gioie…
    Un sorriso ed un abbraccio con tanta amicizia…
    Alessandra

    8 agosto 2008 alle 17:33

  2. la carla fracci della

    ciao caro amico, ho avuto molti abiti io, da piccola quello della ribelle e della rivoluzionaria (nel senso migliore della parola), l\’ho modificato per far piacere agli altri, ho cercato di essere più calma e riflessiva.
    da adulta quell\’abito cominciava a starmi stretto, troppo, tanto che stava per modificare il mio vero essere, la ribelle rivoluzionaria del passato. l\’ho buttato viaaaaaaaaaaa! mi sono ripresa i miei vestiti, ci sto comodissima e in più ho imparato che : se a qualcuno non piace quello che porto, può anche andare a quel paese.
    un caro saluto Vito e una buona serata a te e ai tuoi cari.

    8 agosto 2008 alle 18:25

  3. ionondimentico

    ciao carissimo vito non che gli altri post non sono stati molto importanti da leggere e da poter scrivere quello che si pensa ma questo che leggo oggi e\’ molto bello e\’ significativo ,  l\’abito che ho sempre portato fin da  bambina e\’ come dire mi e\’ caduto a pennello  non poteva stare meglio ad una persona come me ,era un\’abito molto delicato  , e\’ quando ero piccola lo sempre accettato ma  pian piano che crescevo me lo sono sentito sempre piu\’ stretto addosso  perche\’ un\’abito " sensibile ,dolce ,sempre pronta per gli altri " non lo apprezzano in molti cercano sempre di tenerlo lontano perche\’ al mondo d\’oggi non va piu\’ bene visto che la maggior parte della gente e\’ cattiva ,e\’ poco sensibile ,e\’ non adora le emozioni che scusami se mi permetto gente come me o te o pochissime altre danno gioia e\’ voglia di vivere. spesso mi e\’ venuta voglia di " spogliarmi e buttarmi nella mischia e\’ essere accettata per quella che ero e\’ che sono  ma poi sempre sono tornata indietro e\’ mi sono detta va bene cosi .grazie a voi per adesso a te vito e\’ alla grande alessandra.un abbraccio ad entrambi.

    8 agosto 2008 alle 18:53

  4. Agata

    Non ti smentisci mai Vito,bellissimo intervento!!!Mi sono posta molte volte questa domanda e ogni volta mi sono data la solita risposta : son felice di portare il mio abito rattoppato,perchè l\’ho cucito io.Penso che tu conosca il mio Amore per Assisi che deriva da quello che ho per San Francesco,lui portava solo un sacco di juta addosso…ma tu hai mai visto un abito più bello di quello?Ti saluto carissimo amico,sto per partire per un pellegrinaggio (mancano poche ore…aiutooo) e ovviamente non potevo farlo senza passare a salutarti!Ci sentiamo presto.Un Abbraccio
     
    Baci Bacini e Bacetti
          Ci8lina

    8 agosto 2008 alle 19:03

  5. ∞ Chimonanthus ∞

    Vito carissimo, leggo il post e sorrido poichè leggo ciò che mi aspettavo, è molto chiaro il tuo pensiero e da me condiviso.
    A mio avviso l\’abito che portiamo è di sovente quello che ci è imposto di indossare da quella madre vita così  severa e austera, ma sai che noi bambini amiamo fare i dispetti e molto spesso lo imbrattiamo di colori, i nostri, e da quell\’abito spesso grigio si possono scorgere i più bei colori dell\’arcobaleno. quelli del nostro animo…a me piace non essere impeccabile;-)
    Un grazie particolare…e un grande abbraccio mio caro Amico dall\’animo a colori… Laura

    8 agosto 2008 alle 23:39

  6. Jonathan

    Ciao Vito
    condivido le tue parole
    credo che ciascuno tenda a costruirsi una propria immagine
    anche se molti ce ne affibbiano un\’altra
    personalmente
    vivo quello che credo sia giusto
    dico con rispetto verso l\’altro ciò che penso
    e chi vuol mettermi etichette e libero di farlo
    … tanto poi le strappo… eheheh
    Un abbraccio e
    è sempre un piacere leggerti!
    Con amicizia e simpatia
    Jonathan

    9 agosto 2008 alle 01:37

  7. handy_

    Ciao Vito,
    grazie x le tue belle parole ke lasci nel mio spaces.
    Sei unico……un abbraccio da handy

    10 agosto 2008 alle 19:53

  8. Annamaria

    Ciao caro amico vito auguro anke a te una dolce serata! e una buona notte di san lorenzo! Kiss

    10 agosto 2008 alle 20:06

  9. serena

    nelle tue parole ci si riconosce sempre… il mio abito? cerco di  indossarlo più spesso che posso…ma a volte indosso qualcosa d\’altro per quieto vivere. forse sbaglio ma imporre sempre il mio ego ad ogni costo  mi sembra a volte troppo faticoso a volte inutile…mi volete bene lo stesso? :-)un abbraccio

    10 agosto 2008 alle 20:39

  10. Alessandra

    In riferimento alla domanda, credo che entrambe le ipotesi siano valide… io ho sempre creduto che fondamentalmente ognuno può scegliere di vestire con un abito che realmente lo identifica, perchè nella vita abbiamo sempre l\’opportunità di scegliere tra più opzioni, ma…. è un pensiero che ho dovuto rivedere… stando a contatto con tante persone con diverse problematiche, mi sono resa conto che non sempre possiamo scegliere! Quindi credo che le due opzioni vadano di paripasso, in alcuni momenti sul vestito che vorremmo, siamo costretti a mettere un abito che qualcuno ci ha assegnato.
    Cmq complimenti sempre per i tuoi pensieri.
    Un abbraccio e buona giornata, Ale

    12 agosto 2008 alle 14:24

  11. M

    Carissimo Vito,con grande gioia ti ritrovo! UN RAGGIO NEL CUORE mi è stato chiuso tempo fa ed ora ne ho riaperto un altro.T\’ho invitato tra gli amici. Riguardo al tuo post,tra l\’altro molto interessante ti dico che….Io indosso al 99% il vestito con cui son nata.Come la mia amicona Carmela,di cui ho letto il commento sottostante,a chi non piaccio ,puo\’ anche andar via a quel paese.Io credo che ognuno di noi è unico,è bello,speciale per cui non bisogna identificarsi ogni volta con cio\’ che vogliono gli altri.BISOGNA ESSER FELICI QUINDI FAR CIO\’ CHE SENTIAMO REALMENTE.Certo i compromessi esistono,ma non devono rappresentare un muro che per abbatterlo dobbiamo star male.Sempre bene con se stessi.QUESTO è FONDAMENTALE SECONDO ME. L\’un per cento della mia maschera,è dovuta al fatto che se ho un problema,tendo a dire sempre che sto bene. Tanto chiusa la porta di casa,il problema resta sempre a chi lo ha. Gli amici sono rarissimi.Un bacino.Marianna

    12 agosto 2008 alle 22:23

  12. Anna

    Io credo che la verità stia nel mezzo e che capita a volte che indossiamo non solo delle maschere, ma dei veri e propri costumi.
    Che sia per piacere, per difenderci, per fingere o dimenticare, indossare un costume non è poi così tanto facile perchè la personalità di ognuto tenta in tutti i modi di far capolino…E\’ una cosa alquanto pericolosa, ma quanti di noi non l\’hanno fatto nemmeno una volta? Le ragioni? Tante, come già detto, ma è un discorso lunghissimo, con radici ben ancorate in tanti altri argomenti…
     
    Grazie per esserci sempre, sì, questa estate sta trascorrendo proprio come si deve, un bacio!
     
     

    13 agosto 2008 alle 19:29

  13. Angela

    Ciao Vito,
    carissimo e dolcissimo amico; bellissimo questo tuo post.Io sono dell\’idea che per la maggior parte di noi è più facile usare l\’abito che ci viene assegnato quello di "comodo"……….per ogni situazione abbiamo una maschera,una falsa copia di noi che debba andare bene per ogni situazione.E\’ più facile comportarsi così, anche se dentro di noi c\’è la disperazone più totale; perchè se usiamo il vestito che ci viene assegnato ci sentiamo parte di un gruppo sociale e quindi vai di autostima, ecc…………..
    e\’ più per parecchi andare controccorente, fare uscire chi siamo veramente; questo sinificherebbe per la maggior parte essere rifiutati dalla società perchè non sei riconosciuto in quel certo "target" accettato da tutti.
    Ci dovrebbe fare pensare l\’aumento in modo esponenziale del cosidetto "male oscuro" del male dell\’anima: la depressione.
    Carissimo Vito prova a leggerti Pirandello e vedrai quanto c\’è che assomiglia a ciò che hai scritto nelle sue opere e nella sua concezione della vita; ti basti uno dei titoli delle sue opere:
                                                                  Uno nessuno e centomila
    Un bacione Angela

    25 agosto 2008 alle 18:06

  14. pina

    LCARO VITO ,TUTTI INDOSSIAMO UN VESTITI
    ANCHE SE A VOLTE CAMBIA A FAVORE DELLE NECESSITA\’
    CONDIVIDO CON TE
    UN ABBRACCIO AD UN AMICO
    SOLARE E SINCERO

    26 agosto 2008 alle 15:04

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