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VITTIME DELLA MAFIA

 
 
 
SONO STATI PRIVATI DELLA VITA PER FARLI TACERE,
MA IL SILENZIO DELLA MORTE HA URLATO FORTE
LA PROPRIA RIBELLIONE.
DA AGNELLI SACRIFICALI DELLA VILE SOPRAFFAZIONE,
A SIMBOLI DI RUGGENTI FIERE AVVENTATE CONTRO IL MALE DI CHI,
CREDENDOSI PIU’ FORTE, VIENE RIDOTTO IN NULLITA’
DAL FETIDO GERMOGLIO DEL SUO MALEFICO SEME.
IL LORO RICORDO SIA SEMPRE VIVO, UN INDICE PUNTATO
SULLA VIA DA SEGUIRE, LORO CHE NON AVENDO PAURA DI
ESSERE SOLI, E AVENDO AVVERTITO LA MORTE COME
PROSSIMA COMPAGNA, SEMBRANO AMMONIRCI:
UN AGNELLO SOCCOMBE AL LUPO,
DUE AGNELLI SOCCOMBONO AL LUPO,
UN GREGGE UNITO METTE IN FUGA IL LUPO.
I GREGGI SONO TANTI, I LUPI SONO DI MENO.
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3 Risposte

  1. Anna

    Che queste parole rimbombino forte e arrivino agli animi di tutti.
    Che questo tuo pensiero si diffonda alla velocità della luce e cambi
    il modo di vedere le cose!

    16 marzo 2008 alle 19:14

  2. Patrizia M

    Un pensiero fortissimo e profondo
    che dovrebbere scuotere le anime di tutti quanti.
    Troppe vittime ci sono state,
    troppe persone sacrificate perchè non volevano
    sottomettersi o perchè lottavano contro di loro.
    Da loro bisogna imparare per far si che le cose cambino.
    Ciao, Patty

    16 marzo 2008 alle 20:16

  3. Icarus

    Ciao,
    mi permetto di lasciarti l’inizio del mio romanzo, “La memoria al di là del mare” (di Devis Bellucci, Giraldi Editore). E tu magari dirai: “E chi se ne frega?”…
    E’ un modo come un altro per lasciarti qualcosa che per me è prezioso. In più non ci guadagno nulla, almeno in termini economici. Tutti i miei diritti d’autore saranno finalizzati a progetti di sostegno e sviluppo sociale, proprio perché questa storia è nata a San Paolo, in Brasile, ai bordi delle favelas, sotto gli aquiloni. Una nota: trattandosi di un piccolo editore, è ben difficile trovare il libro in libreria senza ordinarlo. Chi lo desidera lo può ordinare in ogni libreria o su http://www.ibs.it e arriva.
    Buona giornata!
    Devis
     
    A chiunque renda d’oro il proprio tempo riempiendo la terra d’immagini.
     
    «Perché la memoria?», mi chiedesti che eravamo affacciati sul Guadalquivir. Sembrava sfinito, una vena aperta trascorsa la vita. Avevamo ancora addosso il fiato di Cordoba, che sapeva di fontanelle come trecce di perle, e l’incenso fresco della Mesquita era fra le tue labbra coperte dal tramonto.
    Indugiammo a lungo, con gli spiragli di persiana che ci facevano astratti, nella stanza a mezzogiorno che dava sul patio. Saremmo andati presto, e la padrona della pensione ci salutò come fossimo suoi figli, con un bacio che mi lasciò la macchia.
    La fila delle orme, lungo la spiaggia di Guincho, era lo strascico d’una qualche vecchiaia. Il vento, quella mattina, rapiva le dune e scolpiva l’acqua a scacchiera. Mancava solo un pugno di legionari, accampati tra i promontori, ad assopirsi lungo i tuoi capelli nella notte, quand’erano una seconda pelle. Ecco, che svista fu costruire case di cenere e specchi, tralasciando i tempi del cuore…
     
    Forse non ricordi le città disciolte, come quanto rimane della povera Sagunto, trascorsi uomini, amori e guerre. Brillava di sole e calce, ferita nella polvere. Il caldo tropicale portava i versi degli animali da un mare non troppo distante, da una sottana vivida pirite come le onde di Favignana. Pensai che quel mare non si potesse attraversare, e scivolai accanto ad un fico d’India, che ridemmo come matti sotto quel cielo striato.
    Era lontano il Sud America, ma identica l’asprezza delle strade mangiate di ruggine, travolte da formicai giganti quanto vulcani. I campi dei “Sem terra” mi sembrarono epici nel dramma, come fuggiaschi d’un esercito o indiani delle praterie. I bambini nuotavano nel fiume, selvaggi ed impassibili quanto la natura sotto i piedi dei soldati. Io, guardandomi le mani, sentivo pace e colpa, e non capivo.
    Infine, ecco il sapore caldo della leggerezza, mentre disteso al sole, sopra il tetto, leggevo Montale o Garcia Marquez, e ci fissavo assonnati oltre il confine, come da un satellite. San Paolo era un grande fiore rosa, e noi… Due chicchi periferici fra un mondo d’aquiloni. Il nostro lo regalai, e rimandammo di farlo volare.
     
    Mi spostai di poco e vidi l’alta ombra della torre di Modena, con la sua piazza. Alle mie spalle m’aspettavi, e partimmo sotto i portici in un’afa più che nota. Pensai allora che era bello quando ci intristivano le stesse cose, come le librerie fuori mano, quelle in cui non entra mai nessuno[…]
     
    © Giraldi Editore 2007
    http://www.devisbellucci.it             contatto messenger e mail: icarus_sebi@hotmail.com
     
     
     

    20 marzo 2008 alle 11:35

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